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RICOSTRUIAMO LA POLITICA

#IoPartecipo. Aosta, l'analisi del gesuita padre Occhetta

«I populismi sono come delle burrasche che si infrangono nella storia contro tutto ciò che è governo e tutto ciò che è istituzione. Nascono da crisi finanziaria, crisi delle classi dirigenti, misure di austerità economiche, deflazioni, disoccupazione. Quando i politici, i rappresentanti del popolo, da popolari diventano aristocratici». È con una definizione di uno studioso tedesco del 1912 che il gesuita padre Francesco Occhetta, sociologo, politologo,  saggista e giornalista della rivista Civiltà Cattolica, ha introdotto la serata, organizzata da #Io- Partecipo, svoltasi, venerdì scorso,  a d Aosta presso la sala conferenze della BCCValdostana.

Al centro il suo libro, edito da San Paolo, dal titolo “Ricostruiamo la politica. Orientarsi nel tempo dei populismi”. Una sfida che interroga da tempo il mondo cattolico alla ricerca di una bussola. Basta pensare che in base ai sondaggi tra i cattolici praticanti il primo partito è il non voto con il 49%, seguito dalle Lega al 16 e dal PD al 13 e poi tutte le altre forze politiche. L’intervento del gesuita si è concentrato sulle caratteristiche dei populismi con un accenno anche alle possibili riforme istituzionali. I populismi moderni vanno oltre il concetto di destra e sinistra politica, alimentano contrapposizioni tra Nord e Sud del mondo, privilegiano la disintermediazione, scavalcando o non tenendo conto dei cosiddetti corpi intermedi che siano associazioni, sindacati, associazioni di categoria, chiese.

«Il pathos ha prevalso sul logos, – scrive Occhetta – la credenza del cambiamento per il cambiamento ha prevalso sulle ragioni del fare il concretamente possibile per rispettare i vincoli europei e il risanamento dei conti pubblici». Per i populisti, le élites politiche benpensanti sono sempre e comunque corrotte: soltanto nel popolo risiedono la virtù e la purezza. Il tutto in un contesto di istituzioni delegittimate dove la democrazia diretta è posta in forte contrapposizione con quella rappresentativa con tutti i problemi che sono evidenti.

«La libertà del cittadino è messa davanti ad una alternativa secca: tra un sì e un no. Nella rappresentanza, per esempio parlamentare, parla l’eletto, per esprimere dubbi, criticità, osservazioni, arrivando a comporre un testo legislativo che sia la sintesi di pro e contro discussi nel tempo necessario». Quali gli antidoti? Occhetta, oltre alla necessità di una Europa più presente e più vicina, evidenzia la necessità di comunità connesse. «La democrazia o è inclusiva oppure non è; se non considera tutti uguali e liberi, nega se stessa. La storia del dopoguerra ci insegna che forze populiste e antisistema si sono gradualmente democratizzate attraverso un confronto dialettico maturo con le altre forze politiche. Invece, la sinistra e la destra rischiano di abdicare alla loro radicata cultura costituzionale per imitare e sfidare i populisti sul loro stesso terreno».Come fa Occhetta nel suo libro è, infine, importante riportare la strada indicata papa Francesco in occasione del conferimento del premio Carlo Magno dal titolo «Sogno un nuovo umanesimo europeo».

Per il Papa per arginare i populismi occorrono processi di maggiore democratizzazione, la lotta alle disuguaglianze sociali mediante le redistribuzione dei redditi e del potere; ripensare le forme di partito e, più in generale, la partecipazione democratica a tutti i livelli per renderla una cultura. Un altro efficace antidoto delle classi dirigenti è scegliere e promuovere standard sobri. In tempi di crisi, più che politiche di decrescita, sono urgenti le riduzioni degli sprechi. In sintesi più che guardare alle onde bisognerebbe soffermarsi su che cosa le scatenano.

Fabrizio Favre – Corriere della Valle d’Aosta