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I rifugi alpini si scoprono social

Indagine dell'Università di Torino sul turismo in montagna

La montagna riscoperta. L’armonia, l’equilibrio della natura, il silenzio, il senso di libertà sono tanti gli elementi che fanno dei luoghi montani quelli più ambiti per questa estate all’ombra del Covid-19. La ripartenza dopo il lockdown cammina sui sentieri montani in cerca di sicurezza e serenità. Una montagna quindi <osservata speciale>, da studiosi, amministratori,  turisti, famiglie. Su quale è l’opinione dei Gestori dei Rifugi  dell’arco alpino si è soffermata una ricerca dei professori Riccardo Beltramo e Stefano Duglio, dell’Università degli Studi di Torino. Hanno contattato  attraverso un questionario circa 600 gestori in tutto l’arco alpino,  <hanno risposto in 127 (21,7%) un dato del tutto ragguardevole  – commenta Beltramo – se si considera che indagini di questo genere fanno registrare normalmente tassi di risposta del 10-12%.

I gestori piemonte

Le 39 risposte dei gestori piemontesi rappresentano il 30% del campione:  il 54% opera in un rifugio di proprietà del CAI, il 28% nella struttura propria e il 18% in un rifugio di proprietà di enti diversi. Per il 64% si tratta di rifugi alpinistici. Raccolgono circa 1500 posti-letto (mediamente 38), 1805 coperti all’interno (in media 47) e 1159 all’esterno (in media 30). Il 21% riceve ospiti lungo tutto l’anno, il 36% nel periodo primaverile ed estivo e il 44% nell’estate.

I gestori concordano, praticamente all’unanimità, sul fatto che la tipologia di ospiti sia cambiata nel tempo, a livello generale e, in misura meno intensa, anche per quanto riguarda il loro rifugio. Ai tradizionali fruitori, rappresentati da escursionisti, alpinisti, gruppi CAI si sono aggiunti negli ultimi anni, famiglie, mountain-bikers e falesisti. Di conseguenza, anche l’offerta è cambiata ed ha dedicato una maggior attenzione all’attività di ristorazione e alle attività accessorie all’ospitalità, come l’ accompagnamento naturalistico e alpinisti, l’organizzazione di eventi culturali e sportivi, estate-ragazzi, l’allestimento di pareti di arrampicata e il servizio di biblioteca.

<Dall’indagine deriva un quadro policromo, – illustra ancora Beltramo –  come è variegato il mondo dei rifugi alpini, che concorda però, su alcuni aspetti di base. È netta e preponderante la convinzione che, nonostante la pandemia, sarà possibile aprire le strutture ed accogliere gli ospiti; i gestori stanno comunicando ai potenziali ospiti, attraverso i propri siti o canali social, quali misure stanno adottando per accoglierli in sicurezza. Proprio Internet rappresenta una delle vere innovazioni degli ultimi vent’anni che hanno interessato i rifugi: quasi l’80% dei rifugi ha un sito Internet personale e per il 94% dei rifugi contattati è possibile la prenotazione via mail. Inoltre, è anche praticamente unanime l’attivazione di canali social così come la convinzione che essere sui social sia importante per promuovere le attività del rifugio>.

Se cui considera la percezione che i gestori hanno per l’iniziata stagione, i rifugisti esprimono delle preoccupazioni condivise: quasi il 50% prevede una contrazione del giro d’affari tra il 40 e il 60% e circa il 20% tra il 60 e l’80%. Inoltre, oltre il 50% dei gestori stima l’aumento dei costi di gestione per le misure di sanificazione, gli interventi per la messa in sicurezza degli spazi comuni, l’acquisto dei dispositivi di protezione individuale, dei prodotti igienizzanti, nella misura tra il 20 e il 40%.

Chiara Genisio