martedì 14 Luglio 2020 - Santo del giorno:

Il network dell'informazione del Piemonte e della Valle D'Aosta
SIR NEWS
  • Data loading...

L’etica fondamento del vivere civile e sociale

Duomo di Torino, omelia dell'arcivescovo Nosiglia per la festa di San Giovanni, patrono della Città

<Abbiamo bisogno di un supplemento di responsabilità collettiva per recuperare nei comportamenti pubblici e privati il primato della coscienza formata e della onestà intellettuale e morale a cui restare fedeli costi quel che costi, testimoniando così la coerenza di chi non si piega ai facili compromessi del potere di turno, ma sa restare libero e schietto nel parlare e nel proporre la verità>, lo ha sottolineato l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, nel corso dell’omelia celebrata nel Duomo della città in occasione della festa patronale di San Giovanni. L’Arcivescovo ha quindi rimarcato il valore dell’etica nel vivere civile e sociale, che  non è solo un fatto privato e di coscienza. Ha ricordato quanto ciascuno di noi nel  quotidiano tocca che non è possibile avere tutto sotto controllo < solo a partire dalla nostra intelligenza, competenza, capacità operativa, progetti, avviene sempre qualcosa di imponderabile, come è avvenuto in questi mesi, che ci spiazza e ci fa capire quanto siamo deboli e illusi di essere potenti e di avere tutto, passato, presente e futuro in mano e nelle nostre possibilità>.  

Invita  a compiere scelte coraggiose e forti  <prima fra tutte quella di un’etica della comunione, che faccia superare chiusure corporativistiche per mettere in primo piano il bene comune, il fare squadra>. Un traguardo che <senza motivazioni forti e radici anche spirituali profonde è impossibile attuare. Qui si radica la salvezza che riceviamo da Dio in Cristo, che ci permette di andare anche controcorrente e di vincere la tremenda realtà del peccato sociale>, ha affermato che <coltivare giustizia e pace significa anche farsi voce di chi non ha voce in questa società e sono tanti oggi che vivono condizioni non solo di mancanza di lavoro o di sofferenza aggravate dà senso di solitudine e di abbandono, in cui sembra che a nessuno interessi la loro sorte e si prenda a cuore i loro problemi.  Ha quindi concluso guardando al domani:

<Sì, ce la faremo ne sono certo e anche se tutto non tornerà come prima sarà un bene perché vorrà dire che abbiamo imparato la lezione dei tempi che stiamo vivendo e siamo diventati più forti, meno egoisti e autoreferenziali, più umani nei rapporti reciproci, più poveri ma più solidali e ricchi di valori che avevamo perduto>. A termina della celebrazione ha trasmesso la benedizione di papa Francesco con l’indulgenza plenaria.

Chiara Genisio