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Dopo il lockdown l’elogio del cammino

Sembra che il lungo confinamento, imposto per evitare il diffondersi del coronavirus, abbia fatto riemergere il desiderio di camminare. Si andava dalla passeggiata con il cane, alla fila davanti al supermercato, dal tragitto casa/negozio, alla scusa o necessità di fare i lavori nell’orto, e altre camminate ancora.

Tutto questo ha riacceso, e speriamo che venga mantenuto, il ricordo che i piedi non servono solo per pigiare i pedali dell’automobile, né le mani solo per schiacciare i pulsanti dell’ascensore condominiale.

Se è vero, come dice una sua definizione, che l’uomo è un «essere bipede e implume», ha cioè due gambe come gli uccelli (le loro però si chiamano zampe), ma non ha né piume né ali per volare, e se certamente non volano neppure i polli, tuttavia l’uomo sente il bisogno di camminare, se non vuole essere un pollo. Camminare fa bene, lo dicono i medici, gli estetisti, i salutisti, gli ecologisti (quelli veri!). Lo dice il buon senso. Qualche sigaretta in meno e qualche chilometro in più, e ne guadagnano la salute, il buonumore, e la convivenza civile. E’ bello e sano camminare nel bosco (o anche solo nel parco, per i cittadini), ma camminare in montagna, anche con un po’ di fatica, è appagante. Oltre alle passeggiate ed escursioni programmate verso un colle, un bivacco, una modesta cima accessibile a tutti, esistono tante occasioni per fare i proverbiali «quattropassi».

E’ davvero necessario usare la macchina per i cinquecento metri che ci separano dal negozio, dal bar, dal giornalaio? Dalla farmacia e dalla chiesa? All’allenamento sportivo, perché non andarci col mezzo «che mamma ci fece»? E pure qui gli esempi si possono moltiplicare, per evitare che il fondoschiena finisca anchilosato sul sedile di un’automobile.

Se poi al fatto che camminare fa bene alla salute, si aggiunge un valore superiore, o almeno altro, come quello religioso, il semplice camminare può diventare, come un pellegrinaggio, un’occasione per approfondire la conoscenza di sè e recuperare la virtù di un impegno sociale e civile.

Ivano Reboulaz – CAI Aosta