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Cottolengo: il Covid non blocca la missione educativa. La didattica di prossimità

La ministra per le Pari Opportunità Elena Bonetti in visita alla sede torinese della Piccola Casa della Divina Provvidenza

Il ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, mercoledì 14 ottobre ha visitato la Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino. Un gruppo di studenti della Scuola Cottolengo, poco prima delle 13, ha accolto la ministra nel cortile della Piccola Casa.A dare il benvenuto, accanto agli studenti, c’erano il padre generale della Piccola Casa, don Carmine Arice, e il direttore delle Scuole Cottolengo, don Andrea Bonsignori

La prima tappa della visita è stata proprio nella «scuola che non … fa la differenza», lo slogan che contraddistingue la missione educativa delle Scuole Cottolengo (11 in Italia compresa quella di Torino), da sempre attente ad accogliere i più bisognosi: in particolare gli studenti con disabilità, che necessitano di accoglienza e di particolare attenzione, e gli allievi appartenenti a famiglie disagiate con basso reddito. Nei diversi istituti viene adottata una didattica attiva, basata sull’«imparare facendo» e sulla cooperazione tra compagni di classe. 

Nei mesi del lockdown le Scuole Cottolengo, nel pieno rispetto della propria missione istituzionale, sono state accanto agli iscritti e alle famiglie, soprattutto dei più bisognosi. La Scuola Cottolengo di Torino, in particolare, ha messo a punto un apposito piano per far ripartire la didattica e la vita scolastica in piena sicurezza, rispondendo alle nuove esigenze della propria comunità. Durante il saluto iniziale agli studenti della Scuola Cottolengo, la ministra Bonetti ha richiamato la situazione attuale legata alla pandemia, sottolineando come siano importanti due aspetti fondamentali: «volersi bene al punto da sapere che dal proprio comportamento dipende la salute di tutti, e la conoscenza che si ottiene studiando. La scuola per questo diventa un luogo in cui è possibile sconfiggere il virus, ‘imparando ad imparare’ e imparando a volersi bene». Il padre generale don Carmine Arice ha ricordato, nel suo saluto, «l’universalità della Piccola Casa a favore di tutti coloro che sono in stato di bisogno, sia in ambito educativo, ma anche e soprattutto in ambito sanitario e assistenziale».

Dopo la presentazione da parte di don Andrea Bonsignori delle attività della Scuola Cottolengo e delle innovazioni portate avanti in materia di didattica a distanza, la ministra ha sottolineato come la parola chiave della ripartenza sia «Protezione», declinata anche nel termine di connessione all’interno della propria comunità. Per questo ha definito la didattica sviluppata dalla Scuola Cottolengo «didattica di prossimità».

La visita è proseguita per i cortili della Piccola Casa con una tappa presso il punto ristoro «Chicco Cotto», una realtà imprenditoriale con finalità sociali, attiva su tutto il territorio nazionale nata nel 2014 per formare e avviare al lavoro ragazzi affetti da disabilità autistica nel campo del vending (macchine distributrici automatiche).

«L’idea di impiegare nel vending i ragazzi autistici», sottolineano i responsabili della cooperativa, «nasce dalla loro disposizione ad eseguire compiti sequenziali continui e regolari per molto tempo e senza stancarsi, come ripiegare dei fogli, ordinare degli oggetti, correggere degli allineamenti».

Oggi Chicco Cotto è una realtà che sta vivendo un’importante trasformazione. È infatti in procinto di nascere la «Break Cotto», una nuova organizzazione che potrà ampliare le possibilità di inclusione nel mondo del lavoro per le persone con disabilità. 

La visita si è conclusa nella palestra dell’Asd Giuco ‘97, la società sportiva che svolge le proprie attività nelle strutture dell’Opera Barolo e del Cottolengo, a favore di atleti normodotati e diversamente abili senza distinzioni tra categorie paralimpiche e non. 

«La Giuco», evidenziamo i dirigenti dell’Asd, «integra ragazzi con disabilità e Bes all’interno delle squadre che partecipano a campionati territoriali tradizionali, convinta che il valore globale dell’uomo si trova nelle differenze e nelle diversità e che le persone con difficoltà rappresentino una fonte di crescita morale e intellettuale per tutti».