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IL PARLAMENTO EUROPEO IN TEMPI DI COVID-19

In un contesto non facilmente comparabile rispetto ai Parlamenti nazionali sembra funzionare meglio il Parlamento europeo, non pressato direttamente da un potere esecutivo che istituzionalmente non esiste nell’UE, con le caratteristiche di quello nazionale, e più agile nell’organizzazione dei suoi lavori, con il ricorso al confronto virtuale a distanza

La pandemia da Covid-19, tra le altre emergenze, ha messo a dura prova anche i lavori parlamentari tanto a livello nazionale che europeo.

In Italia stiamo vivendo un lungo periodo inedito di sospensione parziale delle attività del nostro Parlamento, in difficoltà a svolgere il suo ruolo rispetto alle decisioni del Governo, difficoltà aggravata da una mancata intesa sul ricorso allo strumento tecnologico del confronto a distanza. Sul tema sono state sollevate molte perplessità, in particolare dalle opposizioni e non solo. Cresce l’affanno della democrazia rappresentativa quando si impongono decisioni urgenti, ancor più se impopolari. Un affanno che si accompagna ad interrogativi non banali sulle nostre democrazie, già in tensione prima della pandemia e adesso in fase di parziale “sospensione” in Italia come in altri Paesi UE.

In un contesto non facilmente comparabile rispetto ai Parlamenti nazionali sembra funzionare meglio il Parlamento europeo, non pressato direttamente da un potere esecutivo che istituzionalmente non esiste  nell’UE, con le caratteristiche di quello nazionale, e più agile nell’organizzazione dei suoi lavori, con il ricorso al confronto virtuale a distanza.

Sono forse anche queste caratteristiche, ma non solo, che lasciano spesso in ombra i lavori del Parlamento di Strasburgo, proprio in un momento in cui le sue attività intervengono su grandi temi di attualità come, le deliberazioni relative alle risorse comunitarie per i prossimi anni, alla salvaguardia della democrazia nell’UE fino agli investimenti per il “Green deal” e alla reazione nei confronti dell’esito elettorale americano o, ancora, ai futuri rapporti con la Cina. Su alcuni di questi temi il Parlamento ha un ruolo di co-decisore con il Consiglio, come nel caso del bilancio UE, in altri di controllo sulla vita democratica europea e, in altre ancora, di orientamento politico verso il Consiglio europeo.

Di tutto questo, e di altro ancora, si è occupato il Parlamento europeo nella sua sessione plenaria della settimana scorsa. Senza entrare nel dettaglio delle sue deliberazioni, è importante segnalare la pressione esercitata tenacemente sul Consiglio europeo per definire condizionalità chiare per l’accesso ai Fondi europei da parte di Paesi UE sotto procedura di infrazione per non rispetto della democrazia, come nel caso di Polonia e Ungheria. A questo proposito va salutato con grande apprezzamento l’accordo inter-istituzionale, fortemente voluto dal Parlamento con un imbarazzato Consiglio, più direttamente alle prese con in due Paesi indagati e questo a testimonianza come resti essenziale, anche in questa congiuntura politica straordinaria, il ruolo delle Assemblee rappresentative.

Non meno importanti, a ben vedere, gli altri interventi sul futuro dell’Europa grazie a più coraggiose politiche ambientali, tema sul quale i governi nazionali sono al momento più reticenti, con il rischio di sacrificare all’economia di oggi il benessere delle future generazioni: ancora un esempio di una maggiore capacità di visione anticipatrice da parte del Parlamento, sostenuto dalla Commissione, rispetto a un più miope Consiglio dei ministri.

Qualcosa di simile vale a proposito dei rapporti con la Cina, tema sul quale il Parlamento si mostra  coraggioso nell’esigere il rispetto dei diritti umani e della democrazia o, ancora, sull’atteggiamento verso il nuovo corso degli USA sul quale può esprimere giudizi politici senza eccessive preoccupazioni diplomatiche che invece vincolano i governi nazionali.

Vi è anche chi ritiene che questa maggiore libertà del Parlamento europeo sia resa possibile, da minori responsabilità di governo, come in effetti è per alcune materie sulle quali non ha dirette competenze operative, ma non al punto da non apprezzare il contributo alla vita democratica da parte della sola Istituzione UE dotata di una legittimità frutto di un’elezione universale diretta.