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Nostalgia dei volti

Fin da quando l’uomo è comparso sulla terra il volto è stato la forma più profonda di comunicazione.  Vedere il volto dell’altro e mostrarsi all’altro con il volto.  Volti che si guardano, che comunicano in silenzio. Scoprire i pensieri guardando solo il volto. È il volto a rivelare l’anima. E quando si fissa il volto di qualcuno, si entra nel profondo della sua vita e un’esistenza si affaccia al mondo esterno. Per questo impressiona vedere un volto abitato dall’amarezza, dall’odio, dalla disperazione.

Le eccezioni di coprirsi il volto sono sempre e solo avvenute per esigenze mediche, per ragioni religiose quale il velo islamico, per la moda con grandi occhiali o le maschere. Tutte queste eccezioni hanno avuto senso perché non sono mai divenute la normalità.

Oggi scopriamo però che coprirsi il volto con una maschera o vedere il volto degli altri coperto da maschere modifica i rapporti con gli altri nell’interazione faccia a faccia.  Scompare il sorriso nelle sue mille forme, scompare la comunicazione labiale, scompare la bocca che parla.

La conversazione tra le creature umane è stata facciale fin dalle origini.

Oggi tutto è negato e anche il sorriso è occultato.

Nostalgia di riavere presto i nostri volti.