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Il protagonismo della donna è già presente nel Vangelo attorno a Gesù nella testimonianza del servizio

La riflessione del Vescovo di Saluzzo sulla decisione di papa Francesco di cambiare il Codice di Diritto canonico rendendo istituzionale quanto già avviene per prassi: l’accesso delle laiche al servizio della Parola e dell’altare.

Lo scorso 10 Gennaio, Papa Francesco ha pubblicato una Lettera Apostolica intitolata “Spiritus Domini”, sulla modifica del can. 230 § 1 del Codice di Diritto Canonico, circa l’accesso delle donne al Ministero Istituito del Lettorato e dell’Accolitato. Questa Lettera Apostolica, prevede il conferimento alle donne di questi due particolari ministeri attraverso una celebrazione liturgica, secondo il rito in uso.

Dopo il Concilio Vaticano II, San Paolo VI, aveva abolito i cosiddetti ordini minori, mantenendo i ministeri del Lettorato e dell’Accolitato, i quali venivano conferiti ai seminaristi lungo il cammino che li portava all’Ordine sacro. Papa Francesco, ci ricorda come questi ministeri hanno “per fondamento la comune condizione di battezzato e il sacerdozio comune ricevuto nel battesimo”.

Papa Francesco

Questo passo compiuto da Papa Francesco si inserisce in un cammino non improvvisato : il ruolo della donna, già oggi, in molte comunità cristiane è riconosciuto e prezioso. Penso al servizio della proclamazione delle letture o della distribuzione dell’eucarestia, come nella catechesi, nel dirigere i cori, nelle attività oratoriane e senza tralasciare tutto il lavoro nascosto, prezioso e meticoloso negli uffici delle nostre parrocchie.

Ma mi chiedo quale sia la sfida da cogliere in questa decisione di Papa Francesco. Personalmente trovo nel riferimento al sacerdozio comune ricevuto nel Battesimo la vera sfida. Non è assolutamente una novità, anzi tutt’altro: già il Concilio Vaticano II ci aveva fatto acquisire questo elemento fondamentale della nostra fede. Ma il sacramento del Battesimo che « fa nascere » cristiani oggi, rinnova la nostra Chiesa giorno dopo giorno.

Mons. Cristiano Bodo

Proprio in questa uguaglianza, seppur nella differenza, che nasce solo e soltanto dall’essere figli e figlie rappresenta la sfida nel vivere la fede oggi: nel mondo e nella comunità cristiana.

Per questo la donna nella Chiesa è responsabile e accetta le sfide e si fa carico dell’altro: con il suo genio, la sua identità, con la sua presenza creativa. Senza mancare di rispetto a nessuno, posso affermare che le prime collaboratrici delle parrocchie dove sono stato parroco sono state le donne, con la loro disponibilità e generosità.

Il protagonismo della donna è già presente nel Vangelo attorno a Gesù nella testimonianza del servizio (Lc 8,1-3); attorno al sepolcro, nella testimonianza dell’annuncio pasquale; è decisivo per la storia della Salvezza in Maria di Nazareth; così è presente in ogni epoca storica in ruoli determinanti. Pensiamo a Raissa Maritain, Edith Stein, Armida Barelli, Gianna Beretta Molla, grandi donne dell’ultimo secolo.

Oggi la donna è chiamata ad esserci: nella vita della Chiesa, là dove urge tornare alle sorgenti, all’essenziale, per ritrovare la bellezza delle relazioni umane, più accoglienti e più aperte alla solidarietà; per riprovare la passione dell’annuncio evangelico e dell’arte educativa, per riascoltare i diritti del mondo interiore; per rigenerare la voglia di sperare e la gioia del Risorto dentro le stanchezze ricorrenti di fronte ai progetti pastorali che non sempre riescono nei loro obiettivi.

La donna ha la forza di trasmettere e di rinnovare, nella società e nella Chiesa, la speranza: il genio della sua intelligenza intuitiva e concreta, del particolare, del bisogno, del disagio, della persona; il genio della sua dimensione interiore e della tenerezza, la cui assenza impoverisce drammaticamente la nostra cultura. La tenerezza è la verità dell’amore. Per questo anch’io devo ringraziare due donne: mia nonna che mi ha insegnato a pregare e mia madre che mi ha insegnato ad aiutare le persone in difficoltà e perdonare i torti subiti. Sono state fondamentali nella mia scelta vocazionale.

Ciò significa che il cristiano e in particolare la donna, è chiamata a portare speranza nel nostro tempo. Ad annunciare il Vangelo come la luce che splende anche nelle stagioni buie, in questa svolta epocale che stiamo vivendo. Per questo la donna deve riscoprire la sua più alta vocazione al servizio del bene comune, dei senza voce, degli emarginati, entro i perimetri della nostra società.