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La cura della bellezza

Nel 2020 i dati relativi alle numerose pratiche Cei sui beni culturali ecclesiastici e edilizia di culto con i fondi 8 per mille per il Piemonte e la Valle d’Aosta indicano una cifra che sfiora i 18 milioni

<Nell’emergenza non basta sopravvivere, bisogna sognare. La cura della bellezza sicuramente deve rientrare nei nostri progetti per il futuro>, lo ricorda spesso mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo e delegato Cep per i Beni Culturali. Un’affermazione che trova un riscontro  concreto nei fondi dell’8 per mille  che la Chiesa Cattolica investe  in questo settore.  Solo lo scorso anno  i dati relativi alle numerose pratiche Cei  sui beni culturali ecclesiastici e edilizia di culto  per il Piemonte e la Valle d’Aosta indicano una cifra che sfiora i  18 milioni.

<Le risorse economiche dell’8xmille utilizzate dai Vescovi italiani vengono destinate alle diocesi e agli istituti culturali per mantenere un grande patrimonio culturale a favore delle persone e delle comunità. – Sottoliena don Valerio Pennasso, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per i beni culturali ecclesiastici.  –  Serve per questo una grande capacità di programmazione e progettazione a partire da una buona conoscenza delle situazioni, delle condizioni in cui si trovano le cose e soprattutto delle prospettive della loro valorizzazione>. In particolare fissando l’obiettivo sulle diocesi di Piemonte e Valle d’Aosta rimarca che <i risultati ben evidenti dei  loro progetti dimostrano l’efficacia nell’utilizzo delle risorse economiche, pensate soprattutto nella prospettiva degli investimenti, capaci cioè di generare nuove prospettive e di mettere in sicurezza un patrimonio soprattutto a servizio delle diverse comunità. La progettazione culturale, capace di coinvolgere gli Enti locali, le Istituzioni di formazione e le fondazioni bancarie, dimostra una grande capacità nel fare rete e creare sistemi. Si stratta di un grande laboratorio di innovazione culturale e tecnologica, che mette al centro le diverse comunità e valorizza la grande disponibilità del volontariato>.

Un grande patrimonio ancora troppo poco conosciuto. <ll tempo della pandemia è un tempo che ci costringe anche a distinguere le cose veramente importanti da quelle meno. Credo sicuramente – afferma mons. Derio Olivero –  che  il patrimonio artistico piemontese si collochi tra quelle importanti, troppo spesso poco conosciuto tra gli stessi piemontesi. La Chiesa negli anni ha speso tantissimo in questo ambito con l’aiuto dell’8 per mille non solo per restaurare ma, soprattutto, negli ultimi vent’anni per  la valorizzazione anche in modo molto originale e creativo. Spesso quando si parla di regioni che hanno interessi culturali non si cita il Piemonte ed invece qui c’è moltissimo.  Tanto si realizza con l’apporto dei volontari a cui rivolgo un grazie enorme>.

Sono variegati i progetti presentati alla Cei, dal restauro di beni alla gestione degli archivi,  dei musei e biblioteche diocesani, alla messa in sicurezza di chiese fino ad attività di valorizzazione in chiave pastorale di progetti culturali.

Sul solco di più sicurezza e valorizzazione si pone l’intervento sostenuto nella Cattedrale di Novara dedicata a Santa Maria Assunta che con  il  complesso degli edifici monumentali ad essa collegati – il Battistero, il Palazzo vescovile, la Canonica e la Chiesa della confraternita di San Giovanni Decollato – costituisce un nucleo di particolare interesse all’interno dell’impianto urbanistico della città, sia per le testimonianze di carattere storico che racchiudono sia per i pregi artistici che esprimono.

<Si tratta   – spiega il direttore dell’ufficio diocesano novarese  per i beni culturali ecclesiastici,  Paolo Mira – dell’ultimo intervento nel Duomo di una serie che si sono realizzati (non tutti finanziati dalla Cei),  negli anni. Con questo abbiamo messo a norma l’impianto elettrico, ora è più in sicurezza e grazie a questo nuovo impianto il Duomo è più valorizzato nella sua bellezza>. Il contributo Cei per  l’impianto di  illuminazione è stato di circa 38mila euro su 62mila del progetto totale.  <Un sostegno importante – commenta Mira –  senza questo  aiuto non si sarebbe potuto intervenire e ci ha permesso di attivare la ricerca di altri fondi>.

Una realizzazione a Km zero è quella nel cuneese a Borgo San Dalmazzo. Con un contributo importante è stato realizzato un nuovo centro parrocchiale di Gesù Lavoratore. <Avevamo la necessità – racconta il direttore dell’ufficio diocesano per i beni culturali Igor Violino – di nuove aule,  di un salone parrocchiale  e di una piccola cappella perché i locali precedente erano inadeguati>. Il  percorso è stato  avviato nel 2015 e e  si concluderà entro l’autunno.  Il progetto ha ottenuto il contributo 8 per mille, anche in questo caso determinate per la sua realizzazione sulla voce dei finanziamenti per i nuovi edifici di culto (art. 7),  per oltre 500mila euro.  

<Abbiamo ottenuto anche altri sostegni economici attraverso fondazione ed enti, oltre che da una raccolta fondi promossa dal parroco, don Marco Riba.  E’ un cantiere molto grosso per la nostra Diocesi che ne ha altri, in particolare delle ristrutturazioni,  ma con cifre più basse>. L’obiettivo di questa nuova struttura è quello di permettere  alla comunità di vivere tutte le varie attività in uno spazio  a norma e  in superficie. Il progetto è stato realizzato dall’architetto Massimo Desmero,  e la ditta che ha vinto la gara di appalto  è la  Santino costruzioni di Cuneo,  tutto a km zero…https://youtu.be/eBmbhDdsc18

Guarda alle nuove generazioni  <L’ora della fiaba>, la video fiaba digitale che sarà fruibile sulla piattaforma del Sistema museale Diocesano di Alba e sul sito di langamediovale.it Un progetto innovativo che si inserisce nel contesto di potenziamento delle sedi del Mab (museo, archivio, biblioteca). 

<Abbiamo – illustra Silvia Gallarato, direttrice dell’ufficio diocesano beni culturali di Alba – pensato a questo progetto di valorizzazione  del patrimonio per attivare un  processo di rilettura della memoria e dei luoghi per creare con la comunità nuove storie finalizzate a favorire la comprensione del patrimonio e a incentivare il senso di appartenenza e di affezione>. Incontri e laboratori con professionisti e mediatori culturali permettono di tradurre narrazioni, parole e immagini in una fiaba scritta e illustrata a più mani dalla comunità. Tutto nell’ottica di creare solidarietà e unione tra le persone, una sorta di <scrittura di comunità>.