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Il “Tempo del Creato” occasione di ripartenza

CEI: riprendere coraggiosamente il cammino, lasciandoci alle spalle una normalità con elementi insostenibili

Il 1° settembre si celebra la VII Giornata mondiale e la XVI nazionale per la custodia del creato, che si dilata come “Tempo del Creato” fino al 4 ottobre. «In questo periodo, i cristiani rinnovano in tutto il mondo la fede nel Dio creatore e si uniscono in modo speciale nella preghiera e nell’azione per la salvaguardia della casa comune», scrisse lo scorso anno papa Francesco.

Per entrare nello spirito di questa importante ricorrenza è certamente d’aiuto la lettura attenta del saggio Il grande libro del creato, pubblicato recentemente con l’editore San Paolo dal cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura.

Il volume inizia spiegando la «visione cosmologica geocentrica» (p. 99) presente nella Bibbia: la terra era descritta come una piattaforma sostenuta da colonne, mentre il firmamento appare come una gigantesca cupola. «La creatura umana riceve da Dio una dignità di sovranità delegata sul creato» (p. 37 e 272), con il compito quindi di custodirlo e svilupparlo senza dominarlo dispoticamente. Adamo, in questo senso, non è un nome proprio ma la personificazione dell’Uomo, strutturalmente segnato dalla fragilità, che pretende di cibarsi dell’albero della conoscenza del bene e del male (Gen 2,17), simbolo «della morale nella sua pienezza, manifestata all’uomo» (p. 215).

Viene giustamente distinta la teoria dell’evoluzione dalla filosofia evoluzionista: si cita un brano di Charles Darwin in cui lo scienziato inglese affermò espressamente nel 1859 di non voler sconvolgere le convinzioni religiose. Invece il cosiddetto “darwinismo sociale”, oltre a spazzare via i sistemi teologici, riteneva disuguaglianze e ingiustizie «esiti necessari della selezione naturale» (p. 74). Del resto la Scrittura non vuole «rispondere alla domanda scientifica “Che cosa è successo alle origini del cosmo e dell’uomo?” quanto piuttosto al quesito teologico “Che senso ha l’uomo nel cosmo e in se stesso?”» (p. 82). Quindi, citando il paleontologo e sacerdote Fiorenzo Facchini, si conclude che la «vera alternativa non è tra evoluzione e creazione, ma tra una visione di un mondo in evoluzione, dipendente da Dio creatore secondo un suo disegno, e visione di un mondo autosufficiente, capace di crearsi e di trasformarsi da sé per eventi puramente immanenti» (p. 83).

Commentando con maestria vari brani biblici, testi poetici e preghiere di altre religioni il cardinale Ravasi auspica che trovi spazio crescente, anche a livello pubblico e politico, la categoria di ecologia integrale, proposta con forza dalla fortunata enciclica Laudato si’ del 2015. Ambiente e persona sono due realtà strettamente intrecciate e persino compenetrate, che si salvano insieme, come da tutti drammaticamente sperimentato in questo tempo di pandemia e come ben emerge dall’analisi che il libro opera di simboli scritturistici, ma in fondo universali, come l’acqua, i monti, la vegetazione, gli animali, il cibo.

Il “Tempo del Creato” che si apre davanti a noi rappresenta l’occasione – usando le parole della Conferenza Episcopale Italiana – per «riprendere coraggiosamente il cammino, lasciandoci alle spalle una normalità con elementi contraddittori e insostenibili, per ricercare un diverso modo di essere, animato da amore per la terra e per le creature che la abitano».