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Rinviato a luglio il capodanno di Taizé


«Ancora una volta l’incontro europeo di Taizé a Torino deve essere rinviato. La Comunità ecumenica, insieme con la diocesi e la Commissione subalpina delle Chiese spiegano bene le ragioni, gravi, che impongono quest’altro rinvio. 

Ma io credo di dover offrire qualche altra parola, che va oltre la ragionevolezza e il legittimo rammarico. 

Una prima parola è: grazie. Grazie a quei giovani d’Europa che avevano già accolto il nostro invito, e che non erano pochi: 4500 iscrizioni a oggi indicano l’attesa e la speranza che si erano indirizzate su questo incontro. Altri se ne sarebbero aggiunti in dicembre. Per tutti i giovani l’appuntamento è rinviato, al prossimo luglio. E, da anziano, vorrei dire ai giovani di non patire troppo questa attesa mancata: il tempo è dalla vostra parte! 

Grazie poi alle istituzioni piemontesi (Comune, Regione: ma anche forze dell’ordine, volontari, associazioni, imprese) che hanno contribuito finora alla preparazione del progetto, e che – mi auguro – continueranno a essere con noi con la stessa generosa disponibilità. 

Grazie ai preti, alle parrocchie e alle famiglie, pronti a gettarsi in una «avventura dell’accoglienza» che è impegnativa e non solo sul piano organizzativo. 

Accogliere è la seconda parola. Accogliere qualcuno nella propria casa significa accoglierlo nella propria vita. E questo dell’accoglienza è, in realtà, un esercizio che la nostra Chiesa già compie, e con risultati grandiosi. Quando accogliamo gli stranieri, le donne in difficoltà, i malati, i profughi… 

La storia della nostra salvezza è intrisa nell’accoglienza – e come potrebbe essere diversamente? Abramo accoglie gli sconosciuti nella sua tenda, fedele a una promessa che non ha nulla di ragionevole (e tanto meno di scientifico). Il Signore Gesù rivela che nelle sette opere di misericordia trova salvezza anche chi non sapeva di cercarla. 

La terza parola è prova. In questo rinvio dell’incontro la cosa più importante da capire è che noi, in prima persona, siamo messi alla prova. Noi che abbiamo lavorato tanto per preparare questi giorni; noi che ci aspettiamo, dal raduno di tanti giovani intorno alla ricerca di Cristo un segnale forte di speranza e di gioia; noi che ci ritroviamoobbligati a vivere situazioni che non vogliamo, che nessuno vorrebbe. Dove invece dell’incontro e dell’abbraccio siamo costretti nel sospetto e in un clima sempre più difficile di esclusione. Noi, infine, che sappiamo che i giovani sono il nostro futuro, e che non possiamo non scommettere su di loro. 

Le ragioni della prova, nella prospettiva della fede, appartengono a Dio, e non a noi. Ma tocca a noi l’intelligenza per comprendere il segnale che ci viene lanciato e la pazienza per rivedere il nostro atteggiamento. Tocca a noi, infine, la preghiera, universale via maestra della fede. Ed è quello che continueremo a fare, in attesa dell’incontro di luglio.

Cesare Nosiglia, Arcivescovo