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Derio Olivero: Insieme nei giorni

Un libro che raccoglie le parole della sua rubrica sul settimanale Eco del Chisone

Un diario di bordo di un cammino iniziato con il suo arrivo in diocesi. Una raccolta degli articoli pubblicati sul settimanale <Eco del Chisone> dal vescovo Derio Olivero. Nella sua rubrica <La parole per dirlo> settimana dopo settimana ha dialogato con tutte le comunità presenti nella diocesi di Pinerolo. Pagina dopo pagina si sviluppa il racconto di un cammino fatto di scoperte, di amicizie, di fatica di vivere e poi nel 2020 delle difficile esperienza della sofferenza quando il Vescovo si ammala di Covid. Nell’appuntamento settimanale trovano spazio gli aneddoti e le piccole cose di ogni giorno su cui indugiare, da cui scaturisce la riflessione, ma anche c’è la sete di un orizzonte più vasto, di un senso. Olivero spesso racconta di incontri fatti per la strada, in chiesa, in treno. Le relazioni sono al centro della sua pastorale.

Ora tutti questi pensieri sono raccolti nel libro <Insieme nei giorni> pubblicato dal settimanale con la prefazione della teologa Stella Morra e con una postfazione di fratel Michael Davice Semeraro.

Dalla prefazione.

Parole… scritte, dette, ascoltate, pubblicate; con autorevolezza, incertezza, affetto, empatia, dolore… Parole che escono dal cuore e dalla mente, l’anima che straborda verso l’altro, che esonda per raggiungere, esprimersi, tessere una relazione, invocarla, abitarla.

Servono molto affetto e molto senso della cura per continuare a offrire parole che intreccino ponti e relazioni, aperture. Serve un grande  senso della fiducia negli altri per continuare a credere, oltre ogni esperienza vissuta, che le parole possono essere accolte e non oltraggiate, rispettate e amate. Serve una grande fiducia in Dio, quel Dio che sostiene silenziosamente ogni tentativo di sbilanciarsi a braccia aperte verso tutto ciò che noi non siamo.

Questo il Vescovo Derio ci regala, (e non solo in questo libro) e ce lo ragala con l’umiltà di prendere a prestito parole di altri (il gusto delle belle citazioni efficaci, da cui prendere lo spunto!), di scegliere il meglio che ha a disposizione, prodotto da poeti, scrittori, da chi frequenta le parole, per farlo circolare.

Fare circolare le parole, che consolino, inquietino, stimolino, facciano pensare e a volte sorridere: c’è una analogia (non un’uguaglianza, non scherziamo!), ma una posizione di sequela in questo.

Infatti, il Dio in cui crediamo ha fatto circolare per le strade del mondo e del tempo la Sua Parola, il suo Figlio Gesù. E questo ha cambiato il corso della storia intera, portando la buona notizia della salvezza. Questo evento è l’inizio di una catena buona di parole di benedizione circolanti e scambiate, che si fanno carne nei gesti, nella cura, nel dono, nella responsabilità e che non ha mai smesso di essere tessuta dal tempo di Gesù fino ad oggi.

Noi, come bambini un po’ balbettanti, imitiamo e scimmiottiamo il gesto di quel Dio che amiamo e ci ama, e facciamo il gesto affidato e affidante di fare circolare parole di benedizione, le nostre e quelle prese a prestito da altri, perché non c’è diritto d’autore e di proprietà sulle parole circa la vita.

Il Vescovo Derio ci accompagna, come pastore, e ci dà un esempio, di come affidarsi alle parole senza possederle perché la vita circoli, come vita benedetta e si diffonda, per mostraci come anche noi possiamo condividere parole per tessere relazioni nella vita quotidiana.

C’ una bella poesia (anche io prendo a prestito parole di altri!) di Chandra Livia Candiani che mi ha accompagnato molto in questi due ultimi anni così strani, di nuove distanze e strane vicinanze, di vulnerabilità, di paura e speranza. Dice così:

L’universo non ha un centro,

ma per abbracciarsi si fa così:

ci si avvicina lentamente

eppure senza motivo apparente,

poi allargando le braccia,

si mostra il disarmo delle ali,

e infine si svanisce,

insieme,

nello spazio di carità

tra te

e l’altro.[1]

Abbracciarsi mi è mancato molto in tempo di Covid; ma abbracciarsi ha una ambiguità possibile: abbracciarsi può essere anche stringere, trattenere, chiudere nello spazio limitato delle proprie braccia. Ma qui la Candiani ci offre un’altra prospettiva, di abbracci come parole… non chiudono, ma rimandano, fanno circolare, svaniscono nello spazio di carità che l’incontro tra te e l’altro può generare.

Derio ci offre parole come abbracci di questo tipo, parole che vivono di vita propria perché sono donati gratuitamente, aprono spazi di carità e donano occhi che vedono lontano, oltre il perimetro delle braccia.

Grazie a un Vescovo che così ci accompagna, senza stancarsi. Leggiamo queste parole e rendiamole altri contagiosi abbracci che non chiudono e non trattengono, impariamo a farne i nostri occhi e le nostre parole.

E la benedizione di Dio non smetterà di circolare.


[1] Chandra Livia Candiani, La bambina pugile ovvero la precisione dell’amore, Einaudi, 2014.