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Un ricordo di Maria Romana De Gasperi, presidente onoraria del Centro studi Catti

Quando nell’ottobre 1947 Maria Romana De Gasperi sposò a Roma Piero Catti, fratello di Giorgio, partigiano ucciso a Cumiana alla fine del 1944, aveva già conosciuto altri giovani torinesi, amici del marito che con lui avevano condiviso scelte e ideali. A Torino, da fidanzata, aveva soggiornato nella casa dei futuri suoceri, non disdegnando le gite in collina o in montagna, trascinata dalla passione alpina di Piero. Con due di loro, in realtà, come ricorda la stessa Maria Romana, il primo incontro era avvenuto a Roma, in modo un po’ goliardico, ma consono ai personaggi in questione. All’indomani della fine della guerra, Silvio Geuna e Gino Baracco, come per “distribuire la gioia e l’ebbrezza della libertà”, scesa di corsa la scalinata di Piazza di Spagna, acquistarono mazzi di mimose e “incominciarono a fare Via dei Condotti regalando mimosa alle donne che incontravano”. Tra queste, Maria Romana.

Gli amici torinesi, tra i quali rientrava anche Ennio Pistoi, rimasero per sempre “gli amici partigiani” di Maria Romana. La stessa Maria Romana, per altro, aveva vissuto l’esperienza partigiana come staffetta per il padre Alcide, recapitando, nascosti nel cestino della bicicletta sotto verdure varie, articoli, carte o missive che il padre faceva pervenire a diversi destinatari. La consolidata amicizia portava infine due amici torinesi (Geuna e Pistoi) a trovarsi a fianco di Maria Romana e Piero quali rispettivi testimoni di nozze.

Quando, a metà degli anni sessanta, questi e altri personaggi diedero vita a Torino al Centro Studi Giorgio Catti, Maria Romana ne seguì e ne apprezzò iniziative e sviluppi, portando anche in più occasioni la sua testimonianza, contribuendo soprattutto a raccogliere e valorizzare l’eredità paterna, contraddistinta dalla sincera passione per la giustizia e la libertà e fondata sulla fedeltà ai principi di una coscienza cristianamente ispirata.

Impegno mantenuto fino ad anni recenti, di cui vogliamo ricordare alcuni momenti significativi.

Nel novembre 2015, riprendendo l’attività dopo la progressiva scomparsa dei fondatori, il Centro Catti, in collaborazione con il museo “Le Carceri Nuove”, organizzava a Torino il convegno “Una Resistenza da riscoprire” nel quale interveniva anche Maria Romana, che rievocava l’esperienza sua e di altri giovani impegnati in varie forme nella resistenza della capitale sia attraverso la diffusione di fogli clandestini sia offrendo rifugio e protezione a militari angloamericani. Nell’occasione il Centro Studi le conferiva la Presidenza onoraria. Maria Romana la accoglieva “con viva commozione” e, come scriveva in una lettera fatta seguire al convegno, salutava con particolare favore la ripresa delle attività del Centro Studi “che permetterà di mantenere vivo il ricordo e la memoria di quei cattolici che durante la persecuzione fascista hanno saputo sacrificarsi nell’attesa di un ritorno del nostro paese alla democrazia”.

Infine la sua ultima manifestazione di vicinanza e condivisione. Tra le prossime iniziative del Centro Catti figura la riedizione del libro di Geuna, Le rosse torri di Ivrea. Informata del progetto, Maria Romana ci offriva la sua Prefazione, dove, ripensando ai vecchi amici partigiani torinesi, riviveva il senso della loro esperienza, dalla giovinezza avvelenata dalla guerra alla gioiosa ebbrezza della ritrovata libertà: “Il loro sorriso era la vittoria sulla paura, il coraggio dell’offerta personale per la pace di tutti e la volontà di una vita nuova che allora distribuiva speranze di un mondo migliore”.