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Costruire la cultura dell’incontro e della pace rinnovando i cuori

Stavamo appena recuperando un po’ di serenità dopo i due terribili anni di pandemia quando siamo rimasti sconvolti dal ritorno della guerra nel continente europeo. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e le insidiose varianti del Coronavirus producono, oltre alle uccisioni, alle distruzioni, alle deportazioni e alle migrazioni disperate della popolazione locale, sconcerto nelle nostre menti, paura nei cuori, perdite nell’economia in ogni angolo del pianeta, che nei Paesi poveri si traducono in un aggravamento della miseria.

Il risultato pratico da noi? Prima tutti virologi, ora tutti strateghi. Noi cristiani dobbiamo reagire non perdendoci in chiacchiere inutili ma con la fraternità, la solidarietà, la preghiera. Le parrocchie, le istituzioni e le associazioni stanno raccogliendo fondi per soccorrere le popolazioni colpite dal conflitto mentre continuiamo a elevare fiduciosi la nostra preghiera a Cristo, Principe della Pace, e a Maria, Regina della Pace, perché tacciano le armi e cessino le ostilità. Emblematico e toccante è stato l’Atto di consacrazione della Russia e dell’Ucraina al Cuore Immacolato di Maria, compiuto il 25 marzo scorso dal Santo Padre e da tutti i vescovi, i parroci e le comunità in unione a lui.

Ricordiamoci però che la pace parte dal cuore di ciascuno, che a volte è un aspro campo di battaglia tra il bene e il male, tra l’egoismo e la donazione, tra il peccato e la virtù. Ogni volta che noi attacchiamo gli altri, anche solo a parole, contribuiamo a creare una cultura di morte. I giorni della Settimana Santa non vanno sprecati ma devono costituire un momento prezioso per il pentimento sincero e la riconciliazione morale e sacramentale.

Uno degli ambiti principali in cui promuovere uno spirito positivo è la famiglia. Proseguirà fino al 26 giugno l’Anno “Famiglia Amoris laetitia”, iniziato il 19 marzo 2021, che il Papa ha indetto nel quinto anniversario della pubblicazione dell’omonima Esortazione Apostolica post-sinodale. Come egli ha scritto nella sua recente Lettera agli sposi, «il matrimonio è realmente un progetto di costruzione della “cultura dell’incontro”». La pace si respira in famiglia!

Un anniversario speciale prossimamente coinvolgerà la nostra regione. Il 1° maggio ricorreranno 450 anni dalla morte di san Pio V, l’unico Papa nato in Piemonte, precisamente a Bosco Marengo in provincia di Alessandria, ove rimane la splendida chiesa monumentale di Santa Croce, da lui innalzata, impreziosita dai dipinti di Giorgio Vasari. A volte questo Pontefice viene presentato come il paladino dei retrogradi ma, in realtà, in soli sei anni di pontificato sostenne moltissime riforme per rinnovare la Chiesa e la società del suo tempo, realizzando concretamente l’anelito riformatore del concilio di Trento. Di lui abbiamo un’eredità che scandisce le giornate dei nostri paesi e delle nostre città: per sua disposizione ogni giorno alle 12 le campane suonano a festa ricordando la vittoria conseguita a Lepanto il 7 ottobre 1571 dalla coalizione cristiana contro l’impero ottomano. Pur nel mutato contesto sociale ed ecclesiale, non dobbiamo tralasciare i suoi insegnamenti ed esempi di santità che hanno dato lustro alla nostra terra, consapevoli che riformare la società e la Chiesa comporta prima di tutto il rinnovamento morale e interiore di ciascuno.

Il cammino sinodale che stiamo vivendo dev’essere l’occasione, sul suo esempio e con la sua intercessione, per rafforzare la nostra adesione a Cristo che vive risorto, riscoprire il senso dell’essere comunità, ritrovare il calore di una Casa accogliente, recuperare l’arte della cura reciproca, imprimere slancio alla pastorale in vista di una nuova evangelizzazione della nostra gente.

Buona Pasqua!

*Consulente ecclesiastico piemontese

dell’Unione Cattolica della Stampa Italiana