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25 Aprile: non disperdere il messaggio di chi ha lottato per la libertà

La memoria e il ricordo di una generazione che ha vissuto la resistenza

“Iddio mi permette oggi di dare l’olocausto supremo di tutto me stesso all’Italia nostra, ed io ne sono lieto, orgoglioso e felice! Possa il mio sangue servire per ricostruire l’unità italiana e per riportare la nostra Terra ad essere onorata e stimata nel mondo intero”. Sono le estreme, nobili parole del capitano Franco Balbis, eroe di guerra, profondamente credente, fucilato in quanto membro attivo della Resistenza al Martinetto di Torino nel 1944. Una delle purtroppo numerose vittime degli esiti di una guerra fratricida che vide affrontarsi italiani contro italiani, con la prepotente incombenza della Germania nazista. Il 25 aprile si ricorda l’inizio dell’ultimo atto di questa guerra, che portò pur con fatica a compimento quelle che erano le speranze di Balbis. Una guerra iniziata tanto tempo prima, precedente ancora alla storica data dell’8 settembre 1943. Nella quale combatterono le loro battaglie persone di ogni livello sociale, età e condizione. Alcune assurte alla gloria per il loro sacrificio, altre che hanno offerto la loro vita e la loro opera imbracciando le armi ma di cui non si conserva il ricordo. E tante che hanno lavorato nell’ombra, senza gesti eclatanti, ma tessendo una fitta e concreta rete di resistenza alle imposizioni di un regime per affermare la libertà della propria coscienza, del proprio prossimo e della propria Patria. Persone mosse da differenti motivazioni, religiose, politiche o semplicemente umanitarie che si sono spese a proprio rischio e pericolo in piccoli e grandi gesti: nell’accoglienza di persone rifiutate per la loro fede e i loro principi; portando soccorsi e messaggi; falsificando documenti; diffondendo idee. Insomma hanno creduto nel loro dovere di uomini, liberi e obbedienti alla loro coscienza come anche spesso alla loro fede. Oggi quella generazione è ormai scomparsa, ma ci ha lasciato un messaggio che non possiamo ignorare, fatto di umanità e non ideologico, che nella tragica situazione in cui viviamo può essere un punto di riferimento a cui ispirare la nostra azione. A tutte quelle persone, note ma soprattutto dimenticate, è dedicato il ricordo del nostro 25 aprile.

*Presidente comitato scientifico Centro Studi Giorgio Catti