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Ascoltare con l’orecchio del cuore

Domenica 29 maggio si celebra la 56ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali

Un giornalista martire. Tale è stato il carmelitano Titus Brandsma, nato nel 1881 nei Paesi Bassi, ucciso con un’iniezione letale nel 1942 nel campo di concentramento di Dachau in Germania, canonizzato domenica 15 maggio da papa Francesco. Docente e rettore universitario, fu tesserato della Federazione internazionale dei giornalisti e assistente ecclesiastico della stampa cattolica. La sua testimonianza eroica di difesa della dignità della persona, di confidenza nel Signore, di opposizione alla dittatura, offerta attraverso la vita consacrata e sacerdotale, le lezioni e gli articoli, è uno stimolo all’impegno e alla coerenza per gli operatori della comunicazione e per tutte le persone di buona volontà.

Nel Messaggio per la 56ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si celebrerà domenica, il Pontefice, citando il cardinale Agostino Casaroli, Segretario di Stato di san Giovanni Paolo II dal 1979 al 1990, menziona un’altra forma di martirio, incruenta ma non per questo indolore: il «martirio della pazienza», virtù inscindibilmente connessa a un atteggiamento di dialogo fondato sull’ascolto serio. Eppure, rileva il Santo Padre, «stiamo perdendo la capacità di ascoltare chi abbiamo di fronte, sia nella trama normale dei rapporti quotidiani, sia nei dibattiti sui più importanti argomenti del vivere civile». Interrompere l’altro prima che esponga compiutamente il suo pensiero è un malvezzo sia dei talk show sia dei rapporti interpersonali. Risulta allora attuale, opportuno e suggestivo il monito del santo vescovo Agostino: «Non abbiate il cuore nelle orecchie, ma le orecchie nel cuore».

Quando si parla la conversazione è spesso ridotta a «un duologo, un monologo a due voci. Nella vera comunicazione, invece, l’io e il tu sono entrambi “in uscita”, protesi l’uno verso l’altro. L’ascoltare è dunque il primo indispensabile ingrediente del dialogo e della buona comunicazione». Uno degli ambiti principali in cui promuovere uno spirito di dialogo è la famiglia. Proseguirà fino al 26 giugno l’Anno “Famiglia Amoris laetitia”, iniziato il 19 marzo 2021, che il Papa ha indetto nel quinto anniversario della pubblicazione dell’omonima Esortazione Apostolica post-sinodale. Come egli ha scritto nella sua recente Lettera agli sposi, «il matrimonio è realmente un progetto di costruzione della “cultura dell’incontro”». La pace e il dialogo si imparano innanzi tutto in famiglia.

L’atteggiamento dell’ascolto è indispensabile non solo nel giornalismo e nella vita quotidiana ma anche nella comunità cristiana. Ricorda il Papa che «nell’azione pastorale, l’opera più importante è “l’apostolato dell’orecchio”. […]. È stato da poco avviato un processo sinodale. Preghiamo perché sia una grande occasione di ascolto reciproco. La comunione, infatti, non è il risultato di strategie e programmi, ma si edifica nell’ascolto reciproco tra fratelli e sorelle. Come in un coro, l’unità non richiede l’uniformità, la monotonia, ma la pluralità e varietà delle voci, la polifonia. Allo stesso tempo, ogni voce del coro canta ascoltando le altre voci e in relazione all’armonia dell’insieme. Questa armonia è ideata dal compositore, ma la sua realizzazione dipende dalla sinfonia di tutte e singole le voci».

Sono decisive queste considerazioni del Santo Padre: il cammino sinodale sarà autentico e fruttuoso solo se fondato su un vero ascolto della Parola di Dio e tra le persone. Lo Spirito Santo, che tutti hanno ricevuto in dono nel battesimo e nella cresima e che in ogni sacramento viene effuso in modi e forme diverse, ispira i credenti per l’edificazione del regno di Cristo nell’itinerario verso la Gerusalemme celeste. È doveroso ascoltarci gli uni gli altri con attenzione e benevolenza per non sprecare i suggerimenti dello Spirito, di cui nessuno detiene il monopolio.

Il percorso sinodale dev’essere l’occasione, guardando all’esempio di san Titus Brandsma e confidando nella sua intercessione, per rafforzare la nostra adesione a Cristo che vive risorto, riscoprire il senso dell’essere comunità, sperimentare il calore di una Chiesa accogliente, recuperare l’arte dell’ascolto reciproco, imprimere slancio alla pastorale.

*Consulente ecclesiastico piemontese

dell’Unione Cattolica della Stampa Italiana