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Il bilancio a 10 anni dal terremoto a Medolla

Il racconto del gemellaggio con le Caritas di Piemonte e Valle d'Aosta

Martedì 29 maggio 2012. Don Davide era seduto nel giardino della scuola materna per fare il punto della situazione dopo le scosse di terremoto avvertite nove giorni prima, che avevano causato varie problematiche sulla stabilità di molti edifici, tra cui anche la parrocchia. Alle 9 e 3 minuti «ho visto gli alberi piegarsi quasi fino a terra, un rombo assordante, una sensazione come se stessi sprofondando». Era una scossa di magnitudo 5.6 con epicentro in quattro comuni ad una trentina di chilometri a nord di Modena, tra i fiumi Secchia e Panaro, verso il Po. In tutta l’area colpita si conteranno 28 morti, 300 feriti, 45.000 sfollati. A Medolla, il comune in cui era parroco don Davide, crollò la Haemotronic industria di attrezzature biomediche togliendo la vita a sei operai che stavano risistemando i primi danni. Varie altre strutture industriali furono seriamente danneggiate. Le tre chiese storiche quasi del tutto crollate, il campanile della parrocchiale centrale tagliato a metà. La popolazione trovò aiuto nei tendoni che erano stati allestiti per la festa patronale programmata proprio per quei giorni. Nei campi da calcio sorsero tendopoli provvisorie, dove vide la luce anche un bambino. Scuole inagibili, palazzi istituzionali sbarrati, cimiteri con strutture pericolanti, stalle crollate, case con crepe così importanti da doverle poi abbattere. A Cavezzo in poche ore fu approntato un centro di soccorso da parte di protezione civile e vigili del fuoco provenienti dal Piemonte, a Mirandola lo fecero i torinesi. E a Medolla poche settimane dopo arrivarono le 17 Caritas Diocesane di Piemonte e Valle d’Aosta, indirizzate lì da Caritas Italiana per dare il via ad un percorso di vicinanza. La rete nazionale Caritas mandò aiuti immediati per oltre 3 milioni di euro, per poi contribuire alla costruzione di 20 strutture polifunzionali, di 12 interventi di ricostruzione, di 17 progetti di animazione socio-economica per un totale di oltre 10 milioni di euro messi a servizio di 185 parrocchie su sette diocesi. La Caritas subalpina, forte del milione di euro raccolto, ha potuto sostenere Medolla con la costruzione del centro di comunità Raggio di Sole, una sede per l’ascolto e la distribuzione di aiuti, un automezzo per poter raccogliere viveri, alcune borse lavoro, l’aiuto per il trasporto pubblico degli studenti che avevano dovuto cambiare scuola. Ma soprattutto ha dato il via ad un percorso di fraternità e di condivisione che è durato nel tempo, fino ad oggi. Oltre 80 i viaggi dal Piemonte alla Bassa Modenese, centinaia le ore di formazione e di coordinamento, quasi quotidiano lo scambio serrato di buone prassi per impostare un modo nuovo di essere Caritas dopo il terremoto. Così sono atterrate a Medolla alcune intuizioni per fare animazione usate a Pinerolo o a Casale, le modalità astigiane di dialogo con le istituzioni hanno indotto nuovi percorsi, la cura dell’ascolto propria di Torino, Cuneo e Biella ha aperto nuove strategie di accompagnamento. La disponibilità di Fossano e Mondovì è diventata accoglienza di gruppi scout per route estive, la cura della condivisione sperimentata in Aosta e in Bra hanno fatto maturare anche la nascita di un emporio. Il riso di Vercelli e di Novara e i prodotti dolciari di Alba hanno sostenuto i bisogni di alcune famiglie più gravemente colpite. Le esperienze di accoglienza e servizio maturate ad Acqui, Alessandria, Ivrea, Saluzzo e Susa hanno suscitato aperture.

Si è creato un legame che neppure il Covid ha interrotto. Domenica 29 maggio 2022 è toccato ancora a mons. Francesco Ravinale, vescovo emerito di Asti, di presiedere la concelebrazione eucaristica che ha ricordato tutto questo, ma che ha fatto soprattutto memoria della grazia scaturita da quella devastazione, della fraternità che ha suscitato, della creatività che ha donato a quelle comunità. Insieme a vari vescovi piemontesi era sceso nella Bassa più volte per far sentire la vicinanza delle nostre chiese. Sindaci, amministratori, gruppi di volontariato, parenti delle vittime e gente comune hanno affollato la nuova chiesa costruita a tempo di record ed inaugurata il giorno del primo anniversario del terremoto: una comunità stretta insieme verso il futuro, a suggello anche di un cammino di gemellaggio in cui non c’è stato qualcuno che, avendo, ha donato, e qualcun altro che, necessitando, ha ricevuto, ma due comunità che si sono unite in un cuore solo ed un’anima sola. Così come ha testimoniato la fiaccolata serale che ha ripercorso le tappe della via crucis di quei giorni, passando davanti ai siti devastati, alle aziende ricostruite, alle case rimesse in asse. Quei 60.000 chilometri percorsi in dieci anni tra Piemonte ed Emilia hanno azzerato le distanze rendendoci una sola grande comunità. Deo gratias!