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Salvate le case di riposo!

L'appello della Chiesa piemontese. Intervista a mons. Marco Brunetti, vescovo delegato Cep per la Pastorale della Salute

Anche i Vescovi piemontesi sono scesi in campo per chiedere alla Regione Piemonte un sostegno alle Rsa (Residenze sanitarie assistenziali) messe a dura prova prima dalla pandemia e poi dall’aumento dei costi delle utenze: realtà che hanno urgente bisogno di misure di sostegno immediate da parte delle istituzioni. L’appello era partito a inizio giugno dalle diocesi del Cuneese, di Pinerolo e dalla diaconia valdese. Ma si tratta di un problema che riguarda tutta la Regione. Ne abbiamo parlato con mons. Marco Brunetti, Vescovo di Alba e delegato della Conferenza Episcopale piemontese per la Pastorale della Salute.

Mons. Brunetti, è davvero così allarmante la situazione delle Rsa in Piemonte?

Come Vescovi del Piemonte, in primo luogo, abbiamo raccolto le preoccupazioni di molte Rsa sparse su tutto il territorio regionale, specialmente quelle più piccole, collocate nelle valli, sulle colline, nei paesi.

Abbiamo constatato che effettivamente ci sono dei problemi oggettivi legati alla capacità di queste Rsa di sopravvivere. Questo sia dopo lo tsunami della pandemia che ha messo fortemente in crisi queste strutture, sia per l’instabilità internazionale causata dalla guerra in Ucraina con il rincaro alle stelle dei costi per le utenze. Si è poi verificato il mancato invio da parte delle Asl di ospiti nei posti letto convenzionati. C’è anche il problema del mancato adeguamento Istat delle rette riconosciute dalla Regione alle Asl, bloccate dal 2013. A tutto ciò si aggiunge il nodo del personale, in particolare mancano infermieri e oss: una carenza che mette a rischio l’adeguata assistenza degli ospiti nelle residenze. Tutte queste problematiche hanno, quindi, portato le associazioni dei parenti, le organizzazioni datoriali e i sindacati a farsi sentire presso la Regione.

mons. Marco Brunetti

Quali azioni avete portato avanti?

Come Vescovi, in primo luogo, intendiamo farci carico dei bisogni degli anziani non autosufficienti ospiti di queste strutture e delle loro famiglie: fanno fatica a pagare cifre ingenti, anche 2.500 euro al mese. L’ausilio della convenzione è fondamentale. Dobbiamo poi considerare che molte di queste Rsa sono strutturalmente collegate alle diocesi o alle parrocchie e realtà ecclesiali.

Abbiamo, quindi, avviato un dialogo con la Regione Piemonte, in particolare con il presidente Alberto Cirio, e con gli assessori alla Sanità, Luigi Genesio Icardi, e alle Politiche sociali, Maurizio Marrone, che abbiamo incontrato.

La Regione come ha risposto?

Abbiamo trovato disponibilità al dialogo insieme alla volontà di trovare soluzioni a breve termine. Sono state avanzate alcune proposte di intervento che credo diventeranno operative già a partire dai prossimi giorni.  Mi riferisco agli inserimenti di ospiti con convenzione e a possibili contributi. Il presidente Cirio, in particolare, si è impegnato anche a mettere in cantiere percorsi che possano sostenere le Rsa, attraverso fondi europei.  Certamente sono maggiormente penalizzate le strutture più piccole rispetto a quelle gestite dai grandi gruppi. Si tratta anche di un’«economia di territorio» che va salvaguardata perché in numerosi piccoli Comuni piemontesi le Rsa rappresentano l’unica realtà produttiva che offre lavoro. È fondamentale allora lavorare anche per non depredare e spopolare ulteriormente questi territori.

Da parte di noi Vescovi c’è quindi un’attenzione su questo tema; continuiamo a dialogare con la Regione, che si è resa disponibile, e auspichiamo che si riescano a trovare vie affinché queste case continuino a costituire una risposta positiva di accoglienza e di supporto a tanti anziani e alle loro famiglie.

Nei difficili mesi della pandemia c’è anche chi ha invocato la chiusura delle Rsa proponendo l’alternativa dell’assistenza domiciliare. Alla luce della realtà piemontese, come vede il futuro di queste strutture?

Certamente i servizi domiciliari vanno potenziati; ci sono, però, situazioni in cui l’assistenza a casa non è possibile e, quindi, è indispensabile disporre di strutture idonee che possano accogliere gli anziani non autosufficienti. Le Rsa però devono essere messe in condizione di poter sopravvivere perché ad oggi sono veramente allo stremo. Questo non vale solo per il Cuneese e per il Pinerolese, da cui è partito l’allarme, ma per tutto il Piemonte.