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Migliaia di giovani a Torino per il pellegrinaggio di Fiducia sulla terra

Repoli: l'auspicio è che i giovani davanti alla Sindone abbiano la percezione di essere guardati

Torino capitale dei giovani. Da oggi fino a domenica la città ospita il 44° pellegrinaggio di fiducia sulla terra. L’incontro europeo dei giovani guidato dalla Comunità di Taizè annunciato il 20 dicembre 2019 a Breslavia, poi rimandato per la pandemia. E ora eccoli i giovani da tutta l’Europa, ma alcuni anche da Hong Kong, America, dall’Egitto, dalla Russia e dall’Indonesia e altri Paesi sparsi nel mondo. Doveva essere un’invasione, alla fine saranno qualche migliaia, ma tutti motivati e in ricerca per vivere un’esperienza forte. Erano attesi oltre 4000 mila ucraini, ma la guerra ha sconvolto tutto, ai giovani non è permesso partire. Una ventina di ragazze sono giunte nella capitale piemontese a nome di tutti. Ed è previsto un collegamento video con il parroco di Leopoli.

Dopo una prima tappa del cammino vissuta a Torino dal 28 dicembre scorso al primo gennaio di quest’anno ora prosegue in città fino a domenica.

Il 44° raduno europeo, nonostante non possa più definirsi <capodanno di TAIZE’> mantiene intera l’intuizione e il senso originario: il primato alla preghiera, l’incontro tra giovani, il loro avvicinarsi alle ricchezze spirituali, culturali, sociali, artistiche che ci sono nel territorio. E il momento della festa.

Tra i tanti momenti di preghiera e ascolto spicca la sosta davanti alla Sindone (la sera del 9 luglio) che per l’occasione vedrà <scoperchiata> la teca che la custodisce per permettere ai partecipanti di <lasciarsi guardare> come ha ricordato l’Arcivescovo di Torino, Roberto Repole. <Mi auguro ha sottolineato in mattinata durante la presentazione in Sala Rossa – che sia una occasione per i giovani che sosteranno in preghiera davanti a quel Telo di essere provocati in tre direzione>. Per Repole la prima direzione <è di rimettersi in contatto con qualcosa che richiama il Gesù della storia, che continua a rappresentare un appello per tutti. Ci sono delle analogie fortissime tra i racconti evangelici, tra ciò che è scritto nelle letture e ciò che è scritto nel Telo. Rimandano alla testimonianza di una vicenda. Penso che oggi per i giovani europei, in un’Europa che è stata cristiana ,ma che rischia di scristianizzarsi in maniera vorticosa, sostare davanti a quel Telo possa rappresentare una opportunità per sapere che ci sono delle testimonianza che ci parlano di Gesù>. L’Arcivescovo torinese ha poi citato ciò che lo colpisce in questo tempo: <nelle scuole nel nome di una sedicente cultura, che invece secondo me è una ignoranza, si vuole qualche volta lasciar perdere la figura di Gesù e tutto ciò che ne è derivato come se fosse un sottoprodotto della cultura>. A poi espresso un secondo auspicio per i giovani: < che la contemplazione del Telo sia anche una occasione per ritornare al mistero del male. Noi siamo troppo abituati a pensare che il male sia qualcosa che possiamo dominare totalmente, con l’effetto a volte di una spettacolarizzazione del male, anche della guerra, mentre credo che il male rimane un mistero che dovrebbe interrogarci sul perché ci sia e non dovrebbe esserci>. Infine il terzo auspicio è: <quel Telo – ha detto – porta un volto e noi moderni siamo abituati a guardare un volto, ma nella grande tradizione teologica e mistica funziona al contrario: bisogna per contemplare davvero Dio cancellare parole e immagini. Che senso allora ha sostare davanti al quello volto della Sindone o davanti ad una icona? Non tanto di guardare noi quel volto ma di essere guardati. L’auspicio è quindi che questi giovani la notte del 9 luglio passando davanti alla Sindone abbiano la percezione di essere guardati>.