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Pnrr: cambiare o accelerare? la posizione dei partiti

A un anno e mezzo di distanza, in piena crisi politica, quel Piano è in mezzo al guado

Non che sia proprio al centro dei programmi elettorali, ma ci sono assenze, ambiguità, ombre ed omissioni che mandano messaggi chiari, tanto più interessanti quando il tema sta al cuore del futuro dell’Italia, se non addirittura dell’Unione Europea. Questo tema che sta diventando controverso è il “Piano nazionale di ripresa e resilienza” (PNRR), diversamente declinato nel corso di questa campagna elettorale al punto da diventare difficile capire che ne sarà di questo asse portante della cosiddetta “Agenda Draghi” all’indomani del voto del 25 settembre.

L’origine del PNRR è nella straordinaria decisione del Consiglio europeo del 20 luglio 2020,  su proposta della Commissione, con il sostegno del Parlamento europeo e grazie alla spinta congiunta di Emmanuel Macron e di Angela Merkel, con la partecipazione del governo giallo-rosso del Conte 2, di creare un inedito debito comune europeo in grado di rendere disponibili 750  miliardi di euro per far fronte alla crisi economica e sociale provocata dalla pandemia.

Nasce da quella decisione il PNRR italiano, il progetto di ripresa presentato nel febbraio 2021 dal governo Draghi e approvato dall’UE nelle sue due componenti: le priorità e la ripartizione di circa 200 miliardi di euro destinati all’Italia e le riforme che dovevano accompagnarne la realizzazione.

A un anno e mezzo di distanza, in piena crisi politica, quel Piano è in mezzo al guado: sono in buono stato di avanzamento gli investimenti impegnati, per il completamento dei quali resta solo più a disposizione un anno e mezzo (ma per il futuro governo poco più di un anno), mentre più a rilento vanno le riforme messe in cantiere, ma ancora lontane da essere completate e in condizione di essere applicate, tenuto conto anche della loro grande complessità.

In attesa che il futuro governo chiarisca come gestire queste straordinarie risorse europee può essere interessante cercare di capire come le forze politiche in competizione si posizionano.  

A destra l’orientamento è quello di proporre a Bruxelles una revisione del PNRR: lo chiedono con diversa intensità Fratelli d’Italia, che si appella alle regole del Piano per adeguarlo, la Lega invoca un processo di revisione; Forza Italia ne chiede un’accelerazione nella realizzazione e una sua riprogammazione, visto l’aggravamento della  congiuntura economica.

Nel cosiddetto centro “Azione-Italia viva” si insiste perché il Piano sia attuato così com’è, ritenendo che i margini di modifica siano molto esigui e non consentono una rivalutazione delle priorità politiche, con il rischio di ostacolare le riforme richieste.

Quanto al Partito democratico la posizione resta quella di non modificare il Piano, ma propone delle integrazioni con uno strumento a sostegno della politica energetica e richiede un rafforzamento delle risorse previste, anche in ragione dell’aumento del costo delle materie prime. Altre integrazioni riguardano le piccole e medie imprese, gli artigiani, professionisti, con l’inserimento di forme di fisco incentivanti.

Il Movimento Cinque stelle infine ritiene rischioso chiedere modifiche, ma propone tra l’altro un fisco più leggero per i lavoratori, il contrasto al precariato, la cancellazione dell’Irap e il taglio del cuneo fiscale per imprese e lavoratori.

Toccherà ai cittadini elettori prendere posizione con il loro voto. Senza dimenticare che le promesse elettorali debbono essere realiste, i tempi previsti entro il 2026 per la realizzazione del piano debbono essere rispettati e le riforme affrontate con urgenza.

Per l’Unione europea questi non sono dettagli trascurabili e per l’Italia alto è il rischio che forzare per una revisione del PNRR possa accrescere ritardi per un’economia italiana da tempo in affanno.