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Italia alle prese con il meccanismo europeo di stabilità

Il MES è uno strumento intergovernativo, conosciuto anche come Fondo salva-Stati

Qualcuno in Italia sperava che la Germania, con la sua Corte costituzionale, bloccasse la ratifica del “Meccanismo europeo di stabilità” (MES) ma così non è stato e adesso l’Italia, ultima della lista, è alle prese a sua volta con una ratifica contro la quale l’attuale maggioranza di governo si era ripetutamente espressa e sulla quale è attesa adesso un’imbarazzante retromarcia.

Proviamo a riassumere. Il MES è uno strumento intergovernativo, conosciuto anche come “Fondo salva-Stati”, creato dieci anni fa dai 19 Paesi dell’eurozona per venire in soccorso a Paesi in difficoltà finanziarie. Dispone di un capitale di 700 miliardi di euro, di cui 125 sottoscritti dall’Italia e può fornire prestiti a tassi ridotti, autorizzati con decisione a maggioranza dai ministri delle finanze, a fronte di condizioni impegnative per i Paesi debitori.

E sta proprio in queste condizioni la chiave del problema, che spiega perché sia stato poco attivato e perché l’Italia ad oggi sia il solo Paese a non averlo ratificato. Inizialmente le condizioni imposte erano molto pesanti, configurando una sorta di commissariamento dell’economia nazionale e un vincolo sulla riduzione della spesa pubblica, con l’obiettivo di una ristrutturazione del debito, per l’Italia quel macigno di 2mila 800 miliardi che grava sulle finanze pubbliche italiane.

Il suo primo uso, fortemente segnato dalle politiche di austerità del decennio scorso, ha marchiato negativamente il MES, tenendone lontani i Paesi dell’eurozona, né le successive modifiche in senso meno vincolante e a condizioni più favorevoli ne ha reso più facile l’utilizzazione, nemmeno quando è stato  ridisegnato per finanziare la spesa sanitaria nella lotta contro la pandemia.

In considerazione di questi vincoli l’Italia, con i suoi ultimi governi ha preferito rinviare la ratifica in attesa della decisione tedesca, quella appena intervenuta, costringendo adesso il nuovo governo ad affrontare il problema.

E qui le cose si complicano perché le forze politiche dell’attuale maggioranza, e non solo, da sempre si sono dichiarate contrarie alla ratifica del MES, necessaria perché possa essere attivato nell’eurozona, pena bloccare anche il completamento dell’Unione bancaria che prevede misure di salvaguardia in caso di crisi delle banche, con il rischio di isolare l’Italia, esponendo se stessa e i partner europei a non disporre di un importante strumento in caso di emergenza finanziaria. Di qui l’annuncio del governo di rinviare la decisione della ratifica al Parlamento, insieme con l’impegno di non farvi in nessun caso ricorso.

Dopo la messa in guardia della Banca centrale europea, orientata a un progressivo aumento dei tassi di interesse e a limitare i suoi acquisti di titoli di debito nazionali, con conseguenti costi aggiuntivi per il debito pubblico italiano, sarebbe molto azzardato per l’Italia non ratificare il MES, rompendo la solidarietà europea proprio nel momento in cui l’Italia è alle prese con difficoltà finanziarie e  deve poter dimostrare che il suo debito è su un “percorso di sostenibilità”.

E’ di buon auspicio, per la ratifica italiana del MES, l’avvenuta revisione di capitoli importanti  della legge di bilancio a seguito delle correzioni richieste da Bruxelles, con il risultato di una ritrovata intesa con le Istituzioni comunitarie che fa ben sperare anche in vista di un’altra riforma, entro fine 2023, quella del “Patto di stabilità e crescita” sospeso dal 2020 per la pandemia e che l’Italia ha tutto interesse a negoziare in condizioni di credibilità, tali da rassicurare i nostri partner e, con loro, i mercati finanziari.