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Ingorgo di tensioni tra Roma e Bruxelles

Il Senato italiano ha calcolato che l’Italia ha già pagato, al 31 dicembre 2021, un miliardo di euro per le sanzioni comminate a fronte di ripetute infrazioni

Si sono addensati in questi giorni contenziosi di spessore tra il governo italiano e le Istituzioni UE. Prima hanno tenuto banco le concessioni balneari, ma era solo un antipasto anche se già alquanto avvelenato, altri piatti più indigesti sono al menu.

Cominciamo dalle concessioni balneari, facendoun passo indietro. Nel 2006 venne adottata dall’UE (Italia compresa) la Direttiva “Bolkenstein”, un misura vincolante che aveva come oggetto di favorire la libera concorrenza all’interno del mercato unico. Da allora, di rinvio in rinvio, i governi italiani hanno disatteso l’impegno preso e adesso i nodi vengono al pettine, anche per una duplice sentenza che mette in mora il governo: quella del Consiglio di Stato italiano e quella della Corte europea di giustizia. Quest’ultima considera inaccettabile che l’Italia proceda con rinnovi automatici delle concessioni in atto e invece di ricorrere a bandi di appalto trasparenti aperti a tutti gli operatori europei per il futuro delle concessioni.

Al netto di complesse considerazioni in merito agli investimenti fatti nel tempo dagli attuali concessionari e, non meno importante, all’alta percentuale di spiagge date in concessione a privati, come risulta per esempio nella vicina Liguria, la vicenda rilancia il tema delle infrazioni dell’Italia alle regole europee, liberamente sottoscritte e altrettanto allegramente dimenticate. Con due conseguenze di non poco conto: l’impatto sulla credibilità del nostro Paese agli occhi dell’UE e il costo finanziario che tali infrazioni comportano.

Il Senato italiano ha calcolato che l’Italia ha già pagato, al 31 dicembre 2021, un miliardo di euro per le sanzioni comminate a fronte di ripetute infrazioni. Il conto dovrà essere aggiornato all’esito del contenzioso esistente e delle relative sanzioni. Oggi le procedure di infrazione dell’Italia sono 83, di queste 59 per violazione diretta del diritto dell’UE – in prevalenza in materia ambientale –  e 24 per mancato recepimento di Direttive europee: in entrambi i casi si tratta di impegni liberamente sottoscritti dall’Italia.

Negoziati sono in corso tra Roma e Bruxelles per evitare una maxi-sanzione  che peserebbe non poco sul già disastrato bilancio pubblico italiano, ma ancor più peserebbe sull’affidabilità del nostro Paese al tavolo di Bruxelles con i due interlocutori alle prese con un ingorgo di contenziosi che non mancheranno di intrecciarsi l’uno con l’altro, in una matassa difficile da dipanare nei tempi brevi consentiti dall’attuale congestionata agenda politica europea.

Per semplificare, e per limitare le complicazioni, sono almeno quattro i dossier che scottano: uno quello appena evocato delle concessioni balneari e gli altri tre, di gran lunga più importanti, come la richiesta del governo italiano di rivedere il  “Piano nazionale di ripresa e resilienza” (PNRR) per non perdere i miliardi a disposizione dell’Italia; la ratifica da parte dell’Italia, sollecitato da tutti i partner dell’eurozona,  del “Meccanismo europeo di stabilità” (MES), per consentire una protezione in caso di crisi bancarie e il negoziato, in corso da mesi, per la revisione del “Patto di stabilità” che dovrebbe entrare in vigore a inizio 2024, con regole aggiornate per il governo delle finanze pubbliche nell’eurozona.

Sul PNRR le idee nella maggioranza di governo non sembrano ancora chiare, con esponenti di primo piano che non escludono una rinuncia a parte dei prestiti previsti dall’UE, nonostante il tasso agevolato e il rimborso previsto entro il 2058.

Il MES è un boccone duro da mandare giù da parte di forze politiche, a trazione sovranista, che da anni lo hanno demonizzato come un possibile attentato alla sovranità nazionale: potrebbe concludersi con una ratifica del nostro Parlamento e l’impegno del governo a non farvi ricorso.

E infine il boccone più amaro, se non addirittura avvelenato,  del“Patto di stabilità” che ridurrebbe  severamente spazi di manovra per il bilancio pubblico dell’Italia, in particolare per la richiesta di rientro  del nostro massiccio debito pubblico a un ritmo difficilmente sostenibile, come tenteranno di  imporre i “falchi del nord”, Germania in testa.

Non sono i soli problemi dell’Italia, ma già questa lista dà un’idea di cosa aspettano il governo e, in rapida ricaduta, i cittadini di questo Paese.