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LE RACCOMANDAZIONI DELL’UNIONE EUROPEA ALL’ITALIA

Il richiamo fa riferimento alla gestione delle finanze pubbliche nazionali e a rilievi di natura fiscale

Tempo meteorologico e tempo economico camminano appaiati nell’Unione Europea. Non solo perché le “Previsioni di primavera” della Commissione europea arrivano in ritardo a meno di un mese prima dell’estate, ma perché portano cumuli di nubi sull’economia, anche se non ancora  temporali.

Vale in particolare per le raccomandazioni che Bruxelles ne ha ricavato la settimana scorsa per l’Italia, componente consolidata del gruppo di Paesi UE richiamati all’ordine per squilibri di bilancio e non consola che il nostro Paese vi appaia in larga compagnia, presenti anche Germania e Francia, visto il particolare tenore del messaggio mandato a Roma.

Complessivamente il richiamo fa riferimento alla gestione delle finanze pubbliche nazionali, ma questa volta allargando l’esame anche all’utilizzazione delle risorse europee e spingendosi – e non è banale – a rilievi di natura fiscale.

Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR)

A proposito di risorse europee, inevitabile il richiamo alla realizzazione del “Piano nazionale di ripresa e resilienza” (PNRR), oggetto di crescenti preoccupazioni da parte di Bruxelles a fronte di ritardi italiani nell’esecuzione del Piano, nell’attesa proposta di modifica e, più ancora, nelle  realizzazioni delle riforme convenute, come quelle relative alle concessioni balneari e alla revisione del catasto. A questo si aggiunge la necessità per l’Italia di ridurre, in coerenza con gli impegni europei, la dipendenza dai combustibili fossili, promuovere l’efficienza energetica e incentivare la mobilità sostenibile

Sul versante degli equilibri del bilancio italiano ritorna il richiamo a una politica prudente, accompagnata dalla richiesta di una riduzione progressiva degli aiuti contro il caro bollette per contenere la spesa pubblica corrente, perseguendo una politica di risanamento globale e sostenibile a medio termine, comprendendovi una riforma del sistema fiscale nel rispetto dell’equità e della progressività della tassazione. Un obbligo, per memoria, iscritto all’art. 53 della nostra Costituzione: “Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

Vi è chi ha giudicato quest’ultimo richiamo una “invasione di campo” dell’Unione Europea nello spazio di competenza della celebrata sovranità nazionale. Il tema è delicato, in particolare in una fase politica, segnata ormai dalla scadenza elettorale europea del giugno 2024,  in occasione della quale crescono le tensioni tra l’area politica di orientamento europeista e quella a trazione sovranista.

E’ vero che la responsabilità fiscale nazionale non è di competenza europea, ma lo sono gli equilibri di bilancio ai quali questa concorre, certo non positivamente con misure come la “flat tax”, aggravando il dissesto finanziario dell’Italia, già pesantemente zavorrata dal macigno di un debito pubblico che viaggia allegramente verso i 3.000 miliardi di euro.

Torna in proposito il monito che fu di Carlo Azeglio Ciampi a un’Unione malata di “zoppia”: dotata di una gamba monetaria, ma ancora priva di quella economica e fiscale e senza le due gambe difficile proseguire verso obiettivi di coesione e solidarietà europea. E’ tempo di affrontare queste contraddizioni, ben più fondamentali di quelle di sapore provinciale denunciate da nostri governanti e amministratori locali, alcuni dei quali quando gli indichi col dito la luna guardano il dito.

Ci sono miopie che umiliano, insieme all’intelligenza politica, anche il preteso buon senso invocato da chi chiede di tenere i piedi per terra. Sarebbe saggezza se, oltre ai piedi per terra per camminare, per non andare a sbattere si alzasse lo sguardo verso il futuro che incombe.