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SINDONE: l’IMMAGINE PIU’ RIPRODOTTA

UNA GIORNATA DI STUDI AL CASTELLO DI AGLIE' CON L'OPERA DI GIOVANNI FANTINO

Una giornata si studio e confronto sulla Sindone al Castello di Agliè si è tenuta sabato scorso, 3 giugno, prendendo spunto dal recente restauro della copia conservata nella chiesa di Santa Marta.

L’opera, datata 1708, di Giovanni Battista Fantino o Fantin, ha alcune caratteristiche uniche che la contraddistinguono, come la ferita al costato destro che si trova dalla parte opposta dell’originale.

Il progetto di restauro, finanziato dal Lions Club Alto Canavese, è stato curato dallo storico Gian Mario Zaccone, direttore del Centro italiano di studi sulla Sindone.

In apertura dei lavori il vescovo di Ivrea, mons. Edoardo Cerrato, ha dichiarato di essersi sempre sentito molto vicino alla Sindone sin da piccolo e ha ringraziato il Lions club e tutti i relatori e coloro che si sono adoperati per custodire l’opera.

Zaccone ha tratteggiato l’importanza di conservare le raffigurazioni della Sindone che esistono proprio perché la Sindone è innanzitutto un’immagine, ’non autoreferenziale” ma che rimanda ad una vicenda che la storia e la fede hanno consegnato agli uomini, come la passione, la morte e la resurrezione di Cristo. Un’ immagine che si presta ad essere veicolata attraverso riproduzioni meglio e di più di altre reliquie. Da sempre i monasteri delle clarisse erano tra i destinatari delle copie della Sindone, come il mondo francescano è stato tra i mondi più vicini alla Sindone per il carisma trasmesso dal fondatore stesso.

Nel 1534 furono scelte le Figlie di San Francesco di Chambéry per riparare i danni subiti nell’incendio del 1532, che hanno lasciato un racconto bellissimo dell’esperienza mistica dovuta a questo avvicinamento al Telo.

All’incontro sono intervenuti Federico Valle e Paola Tomatis (CISS); Cinzia Oliva (Restauratrice); Paola Iacomussi (INRIM) e Paolo Di Lazzaro (ENEA di Frascati) che hanno illustrato il percorso storico delle copie della Sindone, le caratteristiche fisiche e il processo di restauro.

La sessione del pomeriggio è stata dedicata agli approfondimenti sulla “simbologia e percorsi botanici intorno alla Sindone” e sono intervenuti Filippo Servalli (R&D RadiciGroup) e Giorgio Rondi (Linificio Canapificio Nazionale); Nello Balossino (Università degli Studi di Torino) e Enrico Simonato (CISS); Massimo Borghesi (SPABA).

Le copie della Sindone sono state diffuse anche per ragioni di prestigio dinastico, ed in particolare la Spagna è stata destinataria privilegiata: ancora nel ‘700 i diplomatici spagnoli a Torino continuavano a chiedere copie della Sindone, che giunsero anche nel Nuovo Mondo. A testimonianza erano presenti al convegno due studiosi spagnoli della copia della sindone di Badolatosa a Siviglia, anch’essa del Fantino.