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Dialogo interreligioso: un comune sguardo fiducioso verso il futuro

Parla mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo, responsabile della Commissione Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo

Undici leader delle religioni presenti in Italia per la prima volta  si sono incontrati in Cei  a fine giugno invitati da mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo e presidente della Commissione Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo.  Un dialogo aperto e costruttivo, che <aiuta anche a comprendere meglio se stessi>, sottolinea mons. Olivero.

Presidente è un caso che questo primo incontro avvenga proprio durante il cammino sinodale?           

No. In questi due anni del cammino sinodale, in tutte le Chiese italiane, abbiamo dedicato ampio spazio all’ascolto, come Commissione abbiamo pensato che fosse importantissimo dedicare una giornata soprattutto di ascolto e di confronto con i leader delle altre religioni. La sintesi che abbiamo preparato di quell’incontro, già il giorno dopo, è stata inviata al comitato del cammino sinodale italiano.

L’incontro con i rappresentanti delle religioni (Assemblea dei rabbini d’Italia, Bahì, Comunità Religiosa Islamica Italiana, Confederazione Islamica Italiana, Istituto Buddista Italiano Sola Gakkai, Istituto Tevere, Sikhi Sewa Society, Unione Buddista italiana, Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Unione Induista Italiana) si è svolto con lo stile di una conversazione spirituale. Cosa significa?

È un metodo di dialogo che viene proposto dal cammino sinodale e vuol dire che per ogni tematica fondamentalmente si fanno tre giri di dialogo, nel primo parlano tutti circa per 3 minuti, e ciascuno espone la sua posizione rispetto al tema. Nel secondo giro, lo stesso tempo serve per sottolineare dopo l’ascolto degli altri qualcosa di particolarmente rilevante che ciascuno ha imparato o desidera sottolineare infine nel terzo giro tutti insieme in dialogo si prova a fare una sintesi, non un riassunto, ma a creare un consenso su alcuni aspetti fondamentali. Un metodo che non solo facilita il dialogo in modo che non sfoci subito in un confronto o dibattito, e poi aiuta a raggiungere insieme un fondamentale consenso su alcuni aspetti.

C’è un aspetto, che più di altri, l’ha colpita di questo dialogo?

Lo sguardo fiducioso verso il futuro. Molti degli interventi guardavano al futuro e alla fine tutti abbiamo convenuto che sarebbe importante realizzare delle cose insieme per il futuro. In una epoca in cui si guarda con scarsa fiducia al domani, tutte le religioni hanno avuto questo sguardo fiducioso. Mi ha fatto capire che le religioni possono offrire, una speranza, una cura alla speranza degli umani.

Un fattore importante che è emerso nel dialogo è il rapporto con lo spazio pubblico. Un tema su cui desideriamo lavorare: da un lato su come stare nello spazio pubblico in modo propositivo e non impositivo. E dall’altro è importante che lo spazio pubblico esca dal desiderio di neutralità totale e anche di diffidenza verso le religioni e impari a mettere in conto il loro apporto.

Viviamo in una società plurale, la realtà viene prima dell’idea.  Dobbiamo capire come stare da cristiani che non può essere una identità arrogante, ma di totale dedizione. Gesù Cristo non ha imposto, ma si è esposto.

Esiste ancora la ricerca della spiritualità nell’uomo e nella donna di oggi?

Le indagini affermano di si. Dopo il Covid sembra che sia aumentata la ricerca di spiritualità.  Che spesso è lontana da una appartenenza religiosa, è molto individuale, a volte addirittura senza una figura di un dio. Una spiritualità più legata all’interiorità, al creato, a tematiche come il silenzio, la pace, il benessere interiore. La ricerca del senso della vita è molto forte, come rappresentanti delle diverse religioni abbiamo concordato sul fatto che spesso è una ricerca fuori dai nostri ambiti. Ci siamo confrontati con profondità su come le nostre religioni possono incrociare, sostenere e ampliare la ricerca spirituale.

L’incontro con gli esponenti delle altre religioni è avvenuto poco dopo quello con le chiese cristiane in Italia. C’è un collegamento o sono due percorsi separati?

Rientrano nello stesso cammino sinodale, ma certamente l’ecumenismo ha una storia molto più intensa. Sono cento anni che si lavora in modo serio, c’è una storia sostanziosa alle spalle, e si sente. Sia nel dibattito che nei riferimenti c’è un passato e questo fa la differenza. Poi parliamo con più facilità la stessa lingua, tra chiese cristiane la convergenza è altissima, ci accumuna lo stesso Gesù Cristo, la stessa Scrittura Sacra, per certi secoli la stessa storia.

In entrambi i momenti c’è stato un focus sulla pace, su come lavorare insieme per la pace?

Anche se il tema degli incontri era <siamo sulla stessa barca> come chiese cristiane nella società italiana e sulla spiritualità con le altre religioni di pace si è parlato, molto, non abbiamo puntualizzato una iniziativa comune, ma di un impegno comune.

L’incontro è stato tra i referenti delle religioni a livello nazionale, cosa può fare il singolo credente per il dialogo con le altre religioni?

Come Commissione e Unedi (Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso) stiamo lavorando per creare una rete territoriale di dialogo. Desideriamo che quanto realizzato a livello nazionale si ribalti a livello di territorio, in particolare regionale. Avviando incontri simili. Stiamo cercando i referenti di ciascuna religione e confessione a livello locale per far si che questi diventino gli animatori del dialogo, questo aiuterà anche il singolo credente  a condividere questo spirito. È inutile negarlo, l’ecumenismo e il dialogo tra le religioni è ancora, purtroppo, un fattore di nicchia.