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Intelligenza artificiale e lavoro: presentata in Regione una proposta di legge

I rischi sulla tenuta sociale, i posti di lavoro e il futuro

«La diffusione dell’intelligenza artificiale offre nuove opportunità, ma al tempo stesso pone nuove sfide».  Con queste parole Monica Canalis, Consigliera regionale del Partito Democratico, sintetizza il senso della proposta di legge che ha presentato, in qualità di prima firmataria, lo scorso 18 luglio. Lo scopo: tutelare i lavoratori a rischio, un obiettivo complicato di fronte a un nuovo passo tecnologico che ormai è più presente che futuro. Le intelligenze artificiali sono infatti diventate nell’ultimo anno uno strumento a disposizione di chiunque abbia una connessione internet. Immagini, testi, video: ormai l’utilizzo di questa tecnologia sta prendendo piede e sostituendo di conseguenza mansioni prima affidate a professionisti, con risultati – occorre dirlo – spesso sorprendenti. Solo alcuni mesi fa l’artista tedesco Boris Eldagsen vinceva il prestigioso premio fotografico Sony World Photography Awards, per poi rinunciarvi dopo aver ammesso di aver creato l’immagine con un’intelligenza artificiale per mettere alla prova la stessa competizione. 

«Lo scopo della proposta di legge, che ho presentato e che auspico venga discussa e approvata in tempi brevi, è quello di attraversare la transizione tecnologica in atto senza mettere a repentaglio la tenuta sociale – spiega Monica Canalis -. Si paventa infatti una consistente perdita di posti di lavoro se il veloce processo di introduzione dell’intelligenza artificiale nei sistemi produttivi non viene accompagnato da una riduzione del divario digitale che storicamente caratterizza la forza lavoro italiana. La Regione può far leva sullo strumento della formazione professionale, di cui detiene la competenza esclusiva, per potenziare il capitale umano e agire preventivamente sull’impatto di questa nuova rivoluzione industriale, e dall’altro lato può potenziare riqualificazione e ricollocazione dei lavoratori che perderanno il lavoro».

Secondo un recente rapporto di Goldman Sachs se almeno il 50% delle attività di un lavoro sono esposte all’automazione, molto probabilmente quel lavoro potrà essere sostituito nella sua interezza da un’intelligenza artificiale. Entro il 2030 potrebbero andar persi fino al 30% dei posti di lavoro attuali. La Consigliera regionale Canalis ha sottolineato come i posti più a rischio siano gli impiegati (45%), i tecnici (34%) e i professionisti (31%).

D’altro canto il rapporto Goldman Sachs nella sua interezza fa comunque luce sugli aspetti positivi dell’introduzione dell’intelligenza artificiale nella vita lavorativa quotidiana. Questa infatti può anche portare alla creazione di nuovi posti di lavoro. Il progresso nella creazione di contenuti può aumentare del 7% il valore annuo totale di beni e servizi prodotti a livello globale. Senza contare i settori nel quale il lavoro umano rimane insostituibile quali edilizia o manutenzione. 

«Le precedenti transizioni tecnologiche – prosegue la Consigliera Pd – hanno comportato una perdita di posti di lavoro in specifici settori, non compensata da politiche pubbliche in grado di agire per tempo. Ci sono stati quasi esclusivamente interventi ex post, non sistemici e spesso rivolti alla salvaguardia della singola impresa. Le risorse finanziarie ci sono, grazie al PNRR e al Fondo Sociale Europeo. Quello che manca è una strategia politica chiara». 

Le azioni politiche individuate dal PD sono quindi il varo di un piano triennale di formazione per le persone operanti nei settori giudicati più a rischio e di ricollocazione delle persone che perderanno il lavoro a causa della transizione tecnologica e la creazione di un tavolo di coordinamento tra Regione, atenei, agenzie formative, centri di ricerca, sindacati e organizzazione datoriali

Una proposta di legge, quella della Canalis, che guarda ai lavoratori del futuro ma soprattutto a quelli del presente, in un Italia penultima tra i paesi OCSE per alfabetizzazione digitale, il 64% della popolazione tra i 15-65 anni non è in grado di usare internet in maniera complessa e diversificata. L’intelligenza artificiale non è necessariamente un male per il mondo del lavoro, come già evidenziato nelle analisi citate precedentemente, ma bisogna essere pronti per quando lo tsunami di contenuti IA si presenterà alla porta, anche se forse quel momento è già arrivato.