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I cattolici “al cuore della democrazia”

Padre Occhetta: dobbiamo dare un risveglio sociale alla fede

Profondo è il malessere che scuote il Paese, dove una politica confusa e rissosa non dà risposte ai reali bisogni delle persone, in vista di un bene comune, che sia davvero di tutti. E non a favore degli interessi di parte, qualunque sia il colore di chi se ne fa promotore. L’astensionismo dilagante a ogni appuntamento elettorale ne è prova lampante. Disaffezione per la cosa pubblica e mancanza di senso dello Stato generano allarme per le sorti della democrazia. Sempre più fragile, a rischio di sbriciolarsi sotto i ripetuti assalti che ne minano le fondamenta. Populismo e sovranismo fanno breccia sui princìpi che regolano il vivere comune.
A ogni cambio di governo un’insensata voracità spinge ad appropriarsi dello Stato, quasi fosse un bene privato. Delegittimando e disfacendo, come la tela di Penelope, quel che di buono altri hanno fatto per il Paese. E sostituendo la competenza con l’appartenenza in ogni istituzione, da occupare manu militari e “senza fare prigionieri”. Come avviene, ad esempio, nel campo dell’informazione pubblica, dove anche i professionisti sviliscono la loro libertà, la loro autonomia, etica e deontologia, prostrandosi – vergognosamente – al potente di turno. C’è un Paese che si sfilaccia sempre più. Dove si spaccia per “autonomia differenziata” una contrapposizione tra Nord e Sud, che lacera il senso di solidarietà alla base dell’unità del Paese. La “manutenzione della democrazia”, ormai, è al limite dell’ordinario. Bene, quindi, ha fatto la Chiesa italiana a porre il problema all’attenzione della 50a Settimana sociale, che si terrà a Trieste dal 3 al 7 luglio 2024. Tema: Al cuore della democrazia. Partecipare tra storia e futuro, che si declinerà su pace e partecipazione, lavoro e diritti, ecologia integrale ed economia rispettosa della persona e della sua dignità. Alla Settimana di Trieste, però, non si potrà eludere una riflessione di base: la divisione dei cattolici in politica e la loro quasi totale insignificanza nell’opinione pubblica del Paese. Un «vuoto tragico» l’ha definito monsignor Di Donna, presidente dei vescovi campani. O anche un «ordine sparso», più benevolmente, che rende i cattolici afoni, insignificanti e del tutto assenti nello stabilire le priorità dell’agenda politica del Paese. La “diaspora” non ha ancora trovato alcuna forma di coordinamento tra i cattolici presenti nei diversi schieramenti politici. Nemmeno su alcuni temi fondamentali. Prevale uno scontro continuo. Eppure, non c’è struttura in Italia con connessione così vasta e capillare come quella ecclesiale: 26 mila parrocchie e 226 diocesi. «Dobbiamo dare un risveglio sociale alla fede», dice padre Occhetta, «gettando semi di cultura e generando politica; in questo senso fraternità e giustizia sociale sono temi che ci distinguono». E ancora: «Le diocesi dovrebbero investire di più sulla formazione. Oggi, invece, nelle parrocchie e nelle associazioni d’ispirazione cristiana non si parla quasi mai di politica, considerata argomento divisivo, disorientando così i giovani».

Nella stessa predicazione poco si parla di Dottrina sociale della Chiesa. Si preferisce una fede più intimista, relegata nel privato, senza influenza sulla vita sociale e sui temi che interessano i cittadini. L’impegno per la pace, la giustizia, l’accoglienza, la custodia del creato… sono considerati estranei alla fede cristiana. Eppure Paolo VI considerava la politica la più alta forma di carità. E il magistero sociale della Chiesa ha anticipato l’agenda politica a livello mondiale. Basti pensare all’attualità della Pacem in terris di Giovanni XXIII, alla Populorum progressio di Paolo VI, alla Laborem exercens di Giovanni Paolo II, alla Laudato si’ e Fratelli tutti di Francesco. La Settimana sociale di Trieste, che si inserisce nel cammino sinodale della Chiesa in Italia, è chiamata a ricercare vie nuove in vista del bene comune e a “rivitalizzare la democrazia”. «Per i cattolici», ricorda padre Occhetta, «è importante non adorare le ceneri, ma tentare di accendere quel fuoco che si trova ancora sotto le braci».

*direttore di Vita Pastorale – editoriale numero di agosto- settembre