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Ghiberti, una vita dedicata alla Sindone

Il ricordo del sindonologo Zaccone: era un uomo di grande umanità, infinita bontà e profondo sapere

Ad un soffio dal compiere 89 anni, era nato a Morello il 16 settembre del 1934, è salito al cielo monsignor Giuseppe Ghiberti. Don Giuseppe, come semplicemente voleva essere chiamato, ha lasciato il ricordo commosso di una persona di grande umanità, infinita bontà e profondo sapere. Capace di relazionarsi con gli altri  con serenità e rispetto senza rinunciare ai suoi principi ma in grado di valutare e se il caso di recepire critiche e suggerimenti. Un suo punto di forza è stata l’intelligente abilità di condivisione e ricerca di collaborazioni in coloro che sapeva potevano portare contributi, riconoscendo con umiltà i propri limiti. 

Ho avuto il privilegio e la gioia di condividere con lui tanti momenti, viaggi all’estero e incontri con persone e situazioni tanto diverse e complesse. In questo momento i ricordi della nostra comune strada intorno alla Sindone si affollano: le collaborazioni nella redazione di libri, la condivisione di proposte e iniziative, la discussione su tanti punti che ci hanno sempre trovati d’accordo magari dopo lunghi confronti. Straordinario biblista ed esegeta del Nuovo Testamento, in particolare di Giovanni, riconosciuto a livello internazionale, ha cresciuto tantissimi sacerdoti e laici. Tutti quelli con cui ho parlato ricordano con gratitudine la sua carità culturale. Fino a quando gli è stato possibile passava le sue vacanze a fare il parroco a Monaco di Baviera, nella parrocchia che era frequentata da Ratzinger, con il quale mantenne un rapporto posso dire di amicizia ma soprattutto di stima reciproca fino alla fine. Nel campo dello studio della Sindone ha offerto dei contributi fondamentali nel campo dell’esegesi neotestamentaria, un tema piuttosto negletto e spesso rifiutato dai suoi colleghi. Come ho avuto modo di rispondere ai  molti che in questo momento mi chiedono un ricordo dell’amico Don Giuseppe, ci sono alcuni punti essenziali da sottolineare. Innanzitutto è stato per noi un maestro di equilibrio nell’affrontare il delicato tema della Sindone nel rapporto tra scienza e fede. Ha insegnato come collegare e nello stesso tempo disgiungere la questione della cosiddetta autenticità dal ruolo ecclesiale della Sindone. Le famose definizioni della Sindone come “specchio del Vangelo” e “provocazione all’intelligenza” di San Giovanni Paolo II altro non sono che frutto della profonda meditazione di Don Giuseppe, espressa in mumerosi libri e articoli, come in conferenze e lezioni, l’ultima delle quali ad un Corso per i docenti di religione pochi mesi fa a Matelica. Meditazione durata tanti anni, che lo ha portato a diventare il vero rifondatore della pastorale della Sindone, che ha accompagnato la stagione delle ostensioni dal 1998 in poi. Ci mancherà Don Giuseppe, mancherà il suo contributo come delegato arcivescovile e autorevole membro del comitato scientifico nel Centro Internazionale di studi sulla Sindone. Mi mancherà come amico e come punto di riferimento e di confronto nelle difficili decisioni da prendere. Ma sento di garantire a nome del Centro e mio personale l’impegno a coltivare la sua memoria ma soprattutto a tenere vivo il suo messaggio ed a metterlo come fondamento alla nostra attività.

*Direttore Centro Internazionale di Studi sulla Sindone