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Una strage censurata

Le immagini provenienti dal Congo grazie al coraggio dei missionari

Ci sono notizie che non fanno notizia. Scartate dai grandi media e dalle catene social. Notizie che invece hanno bisogno di essere lette, ascoltate, guardate e divulgate. Accade con questo video pubblicato dal giornale Vita diocesana pinerolese. E’ un materiale inviato   da Giovanni Piumatti, sacerdote della diocesi di Pinerolo, per 50 anni missionario in Nord Kivu. Siamo in Congo.

Nel video si vedono militari del FARDC (l’esercito regolare congolese) che caricano su un camion dei cadaveri, come se fossero sacchi di patate. Il fatto risale ad una decina di giorni fa a Goma dove agisce il gruppo armato “Wazalendu“, una formazione che raccoglie forze anche molto diverse tra loro: giovani anti-occidente, adepti di una setta religiosa e gruppi pilotati da governo rwandese che mirano a creare disordine nell’area (il Rwanda è la testa di ponte degli interessi della Francia e, più in generale, dell’Europa). Per mercoledì della scorsa settimana era annunciata una manifestazione contro la Monusco (la missione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione nella Repubblica Democratica del Congo) e contro le Ong filoccidentali. Quindi l’esercito, nella notte, ha fatto irruzione in un locale-chiesa (secondo altre versioni, nella sede di una radio, portavoce di Wazalendu). Il risultato lo si vede nel nel video». Il bilancio è di 97 morti, tra cui 5 bambini sotto i 5 anni e 4 giornalisti;  104 i feriti.

«L’Africa – testimonia don Piumatti  – in generale è un pentolone in ebollizione, sotto il nostro sguardo indifferente. Il video mostra che poche ore dopo questo massacro si raccolgono tranquillamente “i resti” e… la vita continua. La notizia arriva qui derubricata a “conflitti tribali”, ben mescolata con la nostra vita quotidiana. Occorre, invece, svegliarsi e iniziare  guardare all’Africa con occhi diversi. E questo lo dobbiamo fare noi. Perché gli africani si sono stancati di essere sfruttati dall’Europa, ed è per questo motivo che iniziano a guardare ad altre realtà come Russia, Cina e India».