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Rappresentare gli interessi dell’Italia a Bruxelles

Un'analisi critica delle tensioni politiche tra Italia ed Europa e il ruolo cruciale della "sovranità condivisa"

Quando, nei giorni scorsi, Mario Draghi sull’Economist ragionava sulla “sovranità
condivisa”
in Europa, sapeva di affrontare un tema delicato ma sembra che il suo
messaggio non sia stato raccolto a Roma, dove quasi in contemporanea Matteo Salvini
attaccava il Commissario italiano a Bruxelles, Paolo Gentiloni, rilievo confermato
successivamente da Antonio Tajani e successivamente da una dichiarazione della
presidente del Consiglio italiano.


Un episodio che merita qualche riflessione in questa congiuntura politica europea dove
crescono le scaramucce elettorali all’interno della maggioranza di governo, mentre sono in
corso i difficili negoziati per l’adozione della futura legge di bilancio da rendere compatibile
con le regole di Bruxelles sul Patto di stabilità.


Il quadro istituzionale di riferimento è complesso ma è dovere di democrazia fare
chiarezza sulle responsabilità che sono in gioco nella dinamica di una “sovranità
condivisa” tra l’Italia e l’Unione Europea in conformità al dettato dell’art. 11 della
Costituzione
che prevedendo “limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che
assicuri la pace e la giustizia tra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni
internazionali rivolte a tale scopo”.


L’Italia, Paese fondatore delle prime Comunità europee, ha consentito progressivamente
limitazioni alla propria sovranità verso le Istituzioni comunitarie chiamate a dare vita ad
una “democrazia tra le nazioni”, con ruoli diversificati nel triangolo Parlamento europeo,
Commissione europea e Consiglio dei governi UE.


Compete all’Assemblea parlamentare raccogliere le attese dei popoli europei da essa
rappresentati, trovare convergenze tra i partiti politici per promuovere coesione tra gli Stati
membri traducendole in misure legislative in collaborazione con il Consiglio dei ministri,
che rappresenta gli interessi nazionali
.


Spetta alla Commissione il potere esclusivo di formulare proposte in favore del processo di
integrazione, vigilare sul rispetto delle regole condivise ed eseguire le decisioni adottate.
Il compito di un Commissario europeo, qualunque sia la sua nazionalità, è quindi quello di
esercitare questo ruolo di stimolo e di proposta nell’interesse del funzionamento
dell’Unione e, quando vi siano le condizioni, di favorire una “Unione sempre più stretta” tra
i Paesi membri. E’ questo il lavoro richiesto al Commissario Paolo Gentiloni nel settore
economico di sua competenza e, a questo titolo, vegliare sull’esecuzione del “Piano
nazionale di ripresa e resilienza” (PNRR)
e contribuire alla definizione del nuovo “Patto di
stabilità” per il governo delle finanze pubbliche europee. Non sono le sole competenze da
esercitare, ma bastano e avanzano per incrociare due principali fibrillazioni della
maggioranza politica di destra in Italia dove, come da copione, ferve il gioco dello
scaricabarile fino a chiedere, non al governo come dovuto, ma a Gentiloni di difendere gli
interessi italiani piuttosto che quelli europei
, suo primo dovere esercitato con decisioni
collegiali e non personali.


Ci si potrebbe anche interrogare se, in una fase storica come questa e con la difficile
congiuntura politica ed economica italiana, la difesa degli interessi italiani – compito a
Bruxelles delle forze di governo, spesso latitanti – non passi proprio per la difesa
dell’Europa al riparo della quale l’Italia ha potuto tirare il fiato grazie alla solidarietà
europea e al debito comune comunitario dal quale ha ricavato un assegno, certo non in
bianco, di 191 miliardi del PNRR, grazie anche al ruolo svolto dal Commissario Gentiloni in
seno alla Commissione. Un ringraziamento da estendere anche alle attenzioni portate ai
problemi dell’Italia nel negoziato sul futuro Patto di stabilità, in una vigilia elettorale che sta
avvelenando il dialogo tra Roma e Bruxelles e non ha l’aria di fare gli interessi dell’Italia in
Europa.