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La legge di bilancio sotto la lente dell’Unione Europea

L'Italia rischia critiche da Bruxelles per il debito e il deficit

La drammatica attualità internazionale, in particolare con le guerre in Ucraina e nel Medioriente, unitamente al polverone che sta sollevando la proposta di riforma costituzionale, stanno occultando la complessa procedura in corso per l’adozione della legge italiana di bilancio per il 2024 a fronte di recenti dati economici nazionali non proprio incoraggianti e in attesa della valutazione che ne farà la Commissione europea a Bruxelles. Ma andiamo con ordine, cominciando dall’andamento dell’economia e delle finanze pubbliche italiane che disegnano il perimetro della spesa pubblica italiana per l’anno prossimo. Sul versante dell’economia si susseguono previsioni di crescita in riduzione, sotto l’1% per il 2023 e addirittura dimezzate per il 2024, senza particolari certezze. In compenso è certo il progressivo aumento del debito pubblico italiano avviato verso la soglia di 3000 miliardi di euro, circa il 145% della ricchezza nazionale, con un costo per i soli interessi previsto per l’anno prossimo vicino ai 100 miliardi di euro. Tutto questo mentre il quadro politico internazionale annuncia possibili ricadute sull’economia mondiale, oggi in relativa buona salute negli USA, molto meno in Cina e nell’Unione Europea. In particolare nell’UE queste tendenze vanno inquadrate nel negoziato in corso sul “Patto di stabilità e crescita”, sospeso per la pandemia nel 2020 ma che tornerà in vigore a partire dal prossimo gennaio. Sul negoziato in corso nella fase finale permangono le tensioni tradizionali: da una parte i Paesi “rigoristi” del nord, con Germania e Olanda in testa e, dall’altra, i Paesi della fascia mediterranea con debito pubblico molto alto, con Grecia e Italia prime in classifica, ma in difficoltà anche la Francia, comprensibilmente tutte alla ricerca di un alleggerimento dei vincoli finanziari e di modalità flessibili per il rientro dal debito sul lungo periodo.

A questo punto, comunque vada il negoziato, tutti dovranno rispettare i vincoli UE o sulla base di un nuovo Patto, probabilmente più favorevole per l’Italia, o con il ritorno del vecchio Patto, un capestro oggi insopportabile per le finanze italiane. E’ in questo contesto che la legge di bilancio italiana sarà sottoposta alla valutazione di Bruxelles, con il rischio di possibili rilievi critici in considerazione della mancata riduzione del debito pubblico e dell’abbondante superamento della soglia del 3% del deficit annuale. L’Italia conta su una lettura “politica” della legge di bilancio che tenga conto dello sforzo di contenere la spesa e, forse ancor più, della vigilia elettorale che potrebbe spingere l’UE verso una maggiore comprensione per non dare troppo fuoco alle polveri della contesa politica in vista delle elezioni del Parlamento europeo il prossimo 9 giugno. 

In realtà il quadro è più complesso di tanto, perché per l’Italia si intrecciano altre variabili che non sfuggono a Bruxelles, come la ratifica del Meccanismo europeo di solidarietà (MES) sollecitato da tutti gli altri Paesi dell’eurozona, e la revisione del “Piano nazionale di ripresa e resilienza” (PNRR) in ritardo di esecuzione, tanto per quanto riguarda gli investimenti che le riforme, con una sensibile caduta di credibilità per il governo italiano.

Tutto questo al netto di come si comporteranno i “mercati”, preoccupati per la sostenibilità delle finanze pubbliche italiane e di come reagirà l’opinione pubblica nazionale man mano che scoprirà le cifre finali del bilancio, in particolare l’entità dei tagli alla spesa pubblica nel settore sociale.