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Il grande dono della fraternità

Dopo 95 anni l’Unione Apostolica del Clero (UAC) è tornata a Torino per celebrare il suo Convegno nazionale

Dopo 95 anni l’Unione Apostolica del Clero (UAC) è tornata a Torino, per celebrare il suo Convegno nazionale; era, infatti, il 1928 quando si tenne il convegno, essendo presedente dell’UAC il torinese can. Bartolomeo Chiaudano. Lo ha richiamato all’inizio il presidente attuale mons. Stefano Maria Rosati (vicario generale di Parma) che, dopo la preghiera, ha introdotto il tema del “grande dono della fraternità”, coniugata nella specifica realtà del clero nel triplice ministero ordinato (diaconi, presbiteri, vescovi). Sono questi gli aderenti in una realtà associativa che si pone al servizio della Chiesa particolare, con una ricca partecipazione, provenienti da tutta Italia, da una trentina di diocesi, da Aosta sino a Caltagirone.Tra essi anche una buona presenza piemontese. Il Convegno, che si doveva tenere tre anni fa, ma è stato rimandato causa covid, ha visto, a fine novembre, confrontarsi tre illustri relatori.

Don Andrea Bisacchi, a nome del fondatore del SerMiG Ernesto Olivero (impossibilitato a partecipare per problemi di salute) ha evidenziato la fraternità come si coniughi nell’esperienza concreta del Sermig, che è possibile realizzarla con sentimenti veri, sinceri e generosi, come la trasformazione di una struttura di guerra, in Arsenale di Pace e Speranza. Realtà che poi i convegnisti hanno potuto conoscere di persona in una visita “emozionante” all’Arsenale. E’ stata questa un caratteristica “esperienziale” che ha contraddistinto il convegno, toccando esempi concreti di fraternità e santità. E’ stata significativa la visita guidata alla Piccola casa della Divina Provvidenza, segnata dall’esempio di san Giuseppe Benedetto Cottolengo e che appare oggi come una “cittadella della carità”. Qui nella bella Chiesa del Cottolengo ha presieduto mons. Edoardo Cerrato (vescovo di Ivrea) che ha riflettuto sulle 4 vicinanze del prete indicate dal Papa e che l’UAC ha fatto proprie.

Così come la santità presbiterale con un’amicizia fraterna è emersa dall’esempio di don Bosco, a Maria Ausiliatrice nella S. Messa presieduta da mons. Alessandro Giraudo (vescovo ausiliare di Torino) e nella conversazione con don Bruno Ferrero.

Molto bravo lo psicologo e formatore diacono Ermes Luparia che ha portato tutta la sua esperienza di fraterna sollecitudine nei confronti del clero, soprattutto di chi è in difficoltà, sul tema: “amicizia sociale, accoglienza e dialogo.”

Molte apprezzato l’intervento di mons. Guglielmo Borghetti (vescovo di Albenga – Imperia) riflettendo sulla fraternità “dalla risorsa personale alla sinergia comunitaria” e che ha anche presieduto l’Eucaristia, a conclusione del convegno, in Cattedrale, dov’è custodita gelosamente la Sacra Sindone, testimone muto ma sorprendentemente eloquente per tutti e per sempre.