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L’Arcivescovo Repole denuncia la crisi nelle fabbriche torinesi: appello per la salvezza di vite e lavoro

Centinaia di famiglie rischiano il Natale sospese tra licenziamenti e crisi industriale.

L’Arcivescovo Repole ha incontrato i sindacati della fabbrica Lear di Grugliasco, minacciata dalla crisi legata a Stellantis.

Oltre alle 260 persone a rischio licenziamento, ha evidenziato le difficoltà di altre aziende torinesi come Te Connectivity e Feltrificio Fir. L’Arcivescovo ha lanciato un appello alle istituzioni e alle imprese affinché lottino per preservare produzioni e posti di lavoro, sottolineando l’impatto umano della crisi. Ha evidenziato la lunga crisi sistemica delle PMI torinesi legata alla contrazione automobilistica e chiesto chiarezza a Stellantis su progetti come prepensionamenti e chiusure, sollecitando un impegno per il rilancio di Mirafiori.

A seguire l’intervento completo:

«Oggi pomeriggio ho ricevuto in Arcivescovado le rappresentanze sindacali dei lavoratori della fabbrica Lear di Grugliasco: 260 persone che stanno rischiando il licenziamento in seguito alla crisi produttiva dell’azienda, che è fornitrice del gruppo automobilistico Stellantis.

Lear non è purtroppo l’unica fabbrica in grave crisi nell’area torinese, tante altre hanno chiuso negli anni e mi vengono ancora segnalate ogni giorno, ultime in ordine di tempo la Te Connectivity di Collegno che sta rischiando il taglio di 200 lavoratori e in Valle di Susa il Feltrificio Fir di Sant’Ambrogio, con 41 posti di lavoro a forte rischio.

Non sarà un Natale sereno quello delle famiglie sospese sul baratro del licenziamento: sono centinaia di uomini e donne, con i loro figli, che hanno paura perché senza lavoro non c’è vita e non c’è futuro. Io come pastore della Chiesa torinese, ma anche come cittadino, sento il dovere di inviare ai responsabili delle aziende e alle istituzioni pubbliche un forte appello perché non si rassegnino alle difficoltà dei mercati e facciano tutto il possibile, tentino tutte le strade possibili, per conservare le produzioni e i posti di lavoro. La crisi industriale viene da lontano ed anche gli imprenditori ne sono vittime, ma davvero non possiamo rassegnarci. Stiamo parlando di vite umane.

Desidero fare osservare che l’emergenza delle piccole e medie aziende torinesi rientra da decenni in una crisi di sistema, originata primariamente dalla contrazione del comparto automobilistico attorno alle fabbriche Stellantis (ex Fiat), che a cascata produce chiusure e ridimensionamenti nell’indotto. Anche il grande gruppo automobilistico si misura con i problemi del mercato e affronta sfide impegnative, ma la governance dell’azienda si sta sempre più trasferendo all’estero e Torino vive, per conseguenza, una particolare incertezza sui destini dello stabilimento di Mirafiori, ormai ridotto a piccoli numeri di occupazione.

A tutti i livelli delle istituzioni e della società civile Torino sente il bisogno di parole chiare sui progetti del gruppo automobilistico: credo che sia giusto chiederle. Cosa significa la campagna di prepensionamenti, la chiusura della sede di Grugliasco (Maserati), la cassa integrazione nelle linee di Mirafiori? Poco inciderà, in termini di occupazione, l’apertura del nuovo hub per il riciclo delle vecchie auto. Per questo mi rivolgo con fiducia ai responsabili di Stellantis, perché partecipino alla vicenda di Torino offrendo innanzi tutto un chiarimento sui loro progetti: rilancio o ridimensionamento?»