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60 anni di Inter Mirifica

Inter Mirifica: 60 anni di impatto nella Chiesa. Dai media alle sfide contemporanee, un percorso di comunicazione cristiana

“Tra le meravigliose invenzioni tecniche che, soprattutto nel nostro tempo, l’ingegno umano è riuscito, con l’aiuto di Dio, a trarre dal crea- to, la Chiesa accoglie e segue con particolare sollecitudine quelle che più direttamente riguardano le facoltà spirituali dell’uomo e che hanno offerto nuove possibilità di comunicare, con massima facilità, ogni sorta di notizie, idee, insegnamenti”: questo il passaggio iniziale di Inter Mirifica, il decreto conciliare pubblicato il 4 dicembre 1963 dove i media entrarono a pieno titolo nell’universo ecclesiale, inaugurando un cammino dalle ampie e nuove prospettive che ha dato, e continua a dare, molti frutti. Tra questi è bene sottolineare i messaggi per le annuali Giornate mondiali delle comunicazioni sociali, gli Uffici diocesani di cul- tura e comunicazione sociale, la dimensione formativa di tutto il macrocosmo legato ai mezzi di comunicazione che ruota intorno alle varie esperienze di Chiesa. Dopo 60 anni, il Decreto conciliare continua a rappresentare un punto di riferimento per tutti coloro che si occupano di processi comunicativi in un’ottica che vuole essere cristianamente ispirata.

Debitori al Concilio di un documento più attuale che mai: “Tra le meraviglie” questo il titolo tradotto dal latino, richiama alla conoscenza e alla consapevolezza delle innumerevoli possibilità che questi strumenti possono offrire. Una Chiesa al passo se oggi, a distanza di 60 anni, ogni strumento offerto, vagliato se buono per l’evangelizzazione, lo è in verità quando concorre a rispondere alle grandi domande di senso che l’essere umano continua a porsi. La grande crisi che l’umanità attraversa è in realtà una enorme domanda di senso. In un mondo che corre veloce, la Chiesa c’è e ci deve essere. Anzi, è proprio lì che deve essere. Senza paura di essere sé stessa, ovvero annunciatrice della Buona Notizia dove mai manca l’umanità, lo sguardo all’altro, l’attenzione al povero. L’aveva capito quella Chiesa del Concilio che l’importanza fondamentale dei media stava nel plasmare gli immaginari e le coscienze delle persone, nonché la loro capacità di raggiungere masse enormi e influenzare i comportamenti. Da qui oggi la preoccupazione per un uso appropriato, con uno sguardo costante a quella tensione sempre più necessaria che prende il nome di formazione in un mondo completamente mutato da quel lontano 1963. Nuove sfide si pongono davanti al cristiano contemporaneo: i social, l’intelligenza artificiale, la velocità dei cambiamenti e l’immenso divario culturale fra le persone dove società fa sempre più rima con povertà. Soprattutto di povertà educativa, relazionale, culturale, umana, dove il cristianesimo, bussola della Storia del mondo, pare essere una suppellettile di cui si possa fare a meno. Quale verità per l’uomo di oggi? Quale sfida raccogliere dove tutto pare alla deriva e la traversata della vita sovente è orientata da una navigazione a vista? La posta in gioco è molto alta e poiché tutto è comunicazione, e non è il destino che decide ma l’intuizione dei segni dei tempi, l’oggi chiede con urgenza una visione unitaria della vita, delle persone e delle relazioni. In un mondo disinte- grato, la Chiesa è lì per integrare logiche di comunicazione e puntare la bussola verso la comunione.

Una sfida per ciascuno. Una sfida all’unità.