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Unione Europea e Italia: fine anno col botto

Dicembre europeo intenso: clima, allargamenti, patto e migranti. L'Italia e il MES, sorprese politiche

Questa volta non si potrà dire che per l’attualità europea il mese di dicembre sia andata in vacanza: non lo è stato per l’UE e non lo è stato per l’Italia. Non per l’UE, prima impegnata a Dubai nel Vertice ONU sul cambiamento climatico, poi a Bruxelles in un Consiglio europeo dei Capi di Stato e di governo di cui resterà memoria e, infine, in due maratone negoziali che si trascinavano da tempo e finalmente approdate a una conclusione: quella sul “Patto di stabilità e crescita” e quella sul “Piano migrazione e asilo”. Il tutto nel giro di poco più di quindici giorni. Ma andiamo con ordine. Sul fronte caldo del cambiamento climatico l’UE a Dubai ha tenuto il punto e ha portato a casa un’intesa a livello mondiale in favore di un progressivo abbandono delle energie fossili entro il 2050 e l’impegno a triplicare le energie alternative.

A Bruxelles i Capi di Stato e di governo erano chiamati a decidere sui futuri allargamenti dell’Unione, a cominciare dall’apertura dei negoziati per l’ingresso di Ucraina e Moldavia e dall’attesa accelerazione dei processi di adesione dei Paesi balcanici. La risposta è stata positiva su entrambi i versanti, ma particolarmente impegnativa a proposito dell’Ucraina, un Paese in guerra da ricostruire non appena si profilerà una prospettiva di pace: un allargamento UE non gradito allo zar invasore che, non a caso, ha alzato il livello delle minacce verso Finlandia e Paesi baltici. La decisione non è stata facile, non solo per i costi da affrontare, ma anche perché doveva essere presa all’unanimità, sotto il ricatto annunciato del voto contrario dell’ungherese Viktor Orban, assentatosi poi all’ultimo momento per consentire un voto all’unanimità a 26. Senza tuttavia che questo impedisse da parte dello stesso Orban il voto contrario per un’integrazione del bilancio UE per rafforzare il sostegno all’Ucraina.

Poche ore dopo si sono conclusi due contrastati negoziati sul Patto di stabilità e sul Piano migrazione e asilo. Nel primo caso con un’intesa per nuove regole per la disciplina delle finanze pubbliche UE, da riattivare dopo la sospensione post-Covid del 2020, introducendo alcuni elementi di flessibilità, anche se minori rispetto alle attese dell’Italia che ha dovuto accodarsi malvolentieri all’intesa trovata in sua assenza tra Germania e Francia. Quanto al Piano migrazione e asilo la conclusione lascia aperti molti interrogativi sull’intesa trovata sulla “solidarietà obbligatoria”, ma preoccupa per le chiusure della celebrata “accoglienza europea” e, più ancora, per l’indebolimento dei diritti riconosciuti ai migranti e dei valori fondativi dell’Unione declamati nei Trattati.

Senza perdere altro tempo si è manifestata anche la Corte europea di giustizia per richiamare al rispetto del libero mercato anche la Lega europea del calcio, innescando un processo che riserverà più di una sorpresa. Quasi in competizione con questi botti europei di fine anno, è intervenuto a metterci del suo anche il Parlamento italiano, pronunciandosi a sorpresa il 21 dicembre contro la ratifica del Meccanismo europeo di stabilità (MES), con maggioranza e opposizione spaccate ciascuna al proprio interno. Una decisione che impedisce l’entrata in vigore del MES anche per gli altri 19 Paesi dell’eurozona che lo avevano ratificato da tempo, in attesa paziente che altrettanto facesse l’Italia per consentire un’eventuale attivazione di questa assicurazione salva-Stati e salva-banche.

L’evidente motivazione di politica interna in chiave elettorale, non riduce l’impatto europeo della decisione che, da una parte, conferma la fragile lealtà europea di Fratelli d’Italia in competizione con la Lega e, dall’altra, il rigurgito sovranista dei Cinque stelle: sommati insieme, due segnali chiari dei rapporti ambigui dell’Italia con l’Unione, proprio in una stagione di turbolenze nel mondo che dovrebbe invece indurre a rafforzare la coesione politica europea, anche per meritare una credibilità, che adesso per l’Italia è tutta da riconquistare.