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Rubrica Parole di Pace. L’io che diventa noi

La riflessione del presidente Uncem, Unione comunità montane

Comune vuol dire comunità. Comune è campanile, piazza, senso di appartenenza, storia, tradizioni, serenità del tornare a casa. Vale nei quartieri delle città, e ancor di più nei centri più piccoli. Dove il Comune che è comunità, lo sperimenti al bar, in chiesa, nel negozio sotto casa, in oratorio, nella sala consigliare. È un tema di grande fascino oggi provare a comporre nuove reti di Comuni e dunque di comunità.

Come i Comuni piccoli e grandi lavorano insieme è una grande sfida, irrisolta da trent’anni, del Paese.

Tra i pochi Stati in Europa ad avere una così forte fragilità istituzionale, il tema dell’intercomunalità, ovvero dell’impegno congiunto tra Enti locali, in Italia non è mai stato risolto. Sembra astratto, freddo, inerme e senza forma. Più politico che altro. E invece dentro questo tema contiene l’essenza del Paese dei 7900 campanili: se sono autocentrati diventano municipalismi, campanilismi troppo forti. E le comunità si perdono. Se invece lavorano insieme, dialogano, organizzano i servizi, costruiscono nuovi diritti di cittadinanza, in una stessa valle più Comuni, mettendo in forza e in rete i loro uffici e i loro benefici, il fisco e il piano regolatore, danno sostanza a una nuova logica comunitaria.

Non paesi da soli, non Città da sole, con le regole dei “15 minuti” per stare all’interno del proprio perimetro e delle proprie mura. Ma per aprirsi, per stare insieme agli altri Comuni – e comunità – che sono contigui, vicini.

Per una valle alpina o appenninica questa dimensione di scambio e interazione è viva sin dagli anni ’70, con le Comunità montane, ma deve essere rafforzata. Non fondendo i Comuni, bensì facendo crescere scambi, flussi, contaminazioni e collaborazioni. Anche verso una nuova “base democratica”. Sostanziale per riconoscersi e non perdersi nelle solitudini, nei campanilismi che poco producono, che poco riescono ad affrontare le sfide delle crisi demografica, energetica, ecologica. Tutto questo è per me, per Uncem un monito, un impegno. Comunità insieme è fondamentale per costruire la Pace che parte dal NOI, dai nostri territori, dalle nostre comunità. Il Presidente Mattarella, il 31 dicembre 2023, ci ha detto: “costruire la pace significa, prima di tutto, educare alla pace. Coltivarne la cultura nel sentimento delle nuove generazioni. Nei gesti della vita di ogni giorno. Nel linguaggio che si adopera. Dipende, anche, da ciascuno di noi. Pace, nel senso di vivere bene insieme. Rispettandosi, riconoscendo le ragioni dell’altro. Consapevoli che la libertà degli altri completa la nostra libertà”.

I Comuni stanno in questo invito, con un nuovo senso di comunità e, direi, di comunione. Insieme possono ancora essere Istituzione, generare nuove opportunità e quella pace che non è nella certezza di una chiusura, ma nell’apertura – dai paesi e tra paesi, al Paese; dall’Italia dei Comuni all’Europa più unita come scrivono i nostri a Ventotene, Camaldoli, Chivasso – e nel generare unità nella diversità.

L’IO che diventa NOI. Con i Comuni crediamo in questo nuovo percorso per la Pace che parte, appunto, da noi. Comunità vive.