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La laurea riscatta la pena detentiva

Inaugurato dentro il carcere torinese Lorusso Cotugno l'anno accademico del Polo universitario per studenti detenuti dell'Università di Torino

<Una strada verso la libertà>. L’augurio rivolto agli studenti detenuti è di Elena Lombardi Vallauri, direttrice della casa circondariale torinese “Lorusso Cotugno”, l’occasione per pronunciarla è stata l’inaugurazione dell’Anno Accademico del Polo universitario per studenti detenuti di martedì mattina. Una cerimonia ufficiale, ma carica di emozioni. Come quella di Manlio, giovane studente, in t-shirt   bianca con il logo UniTo, giunto dalla Sicilia per poter studiare alla facoltà di scienze motorie. Stringendo con forza il microfono ha chiesto, a nome di tutti i detenuti-studenti, più spazio per gli open Day, maggiori opportunità di scambio con i loro colleghi dall’esterno e iniziative culturali.

Un dentro e fuori che, grazie anche al ruolo dell’università, negli ultimi quarant’anni si è intensificato, contribuendo ad abbattere quel muro di separazione tra città e mondo carcerario fatto soprattutto di pregiudizi.

 La storia del Polo ha radici lontane. Quando, come ha ricordato Franco Prina, delegato del rettore per il Polo, il giurista Neppi Modena ricevette una lettera di un prigioniero delle Br da Novara, in cui chiedeva un dialogo con le istituzioni.  Fu creata una Commissione nel 1982 con l’università. Inizia così il collegamento con il carcere di Torino, il primo protocollo, una mezza pagina, prevedeva due facoltà: scienze politiche e giurisprudenza. In quarant’anni la situazione si è veramente trasformata. E oggi i numeri parlano di una continua crescita. Questo progetto dona corpo alla Costituzione, e non solo per l’art. 27 (la pena deve tendere alla rieducazione) ma, come ha ricordato Prina: “soprattutto all’art. 3. Se c’è un diritto l’Università ha il dovere di dare un’offerta.  Si deve offrire un’opportunità per vivere la detenzione e non cadere nella recidiva. Con lo studio i detenuti non saranno più il reato che hanno commesso, ma dottori in…”

Tante voci, una polifonia. Lo ha sottolineato in conclusione la prorettrice Giulia Carluccio. Una polifonia che ha reso possibile la realizzazione di un progetto destinato a crescere, che ha attraversato momenti di difficoltà, come ha ricordato Maria Teresa Pichetto, tra i fondatori del Polo, che da 40 anni ogni settimana aiuta, incoraggia, sostiene gli studenti nel loro percorso di studio, “c’è stato un periodo – ha ricordato – in cui era più difficile coinvolgere i docenti, ma poi tutti quando hanno iniziato non hanno più smesso. Gli studenti sono persone meravigliose>.

Davvero straordinaria e ricca di spunti di riflessione è stata la Lectio Magistralis di Carlo Alberto Romano, criminologo, professore all’università di Brescia. I quadri di Tiziano, Munch, Artemisia Gentileschi, Van Gogh, Munch, la musica di Puccini, i libri di Dostoevskij, i film come Aria Ferma e molto altro sono stati spunti per parlare dei delitti e delle pene e di come questi sono stati raccontati attraverso i secoli e le arti.

Alcuni numeri

Attualmente gli studenti iscritti all’Università di Torino sono 121 di cui 100 in detenzione, in 8 Istituti (Torino, Saluzzo, Asti, Biella, Ivrea, Fossano, Novara, Roma). Solo 3 le studentesse, il numero di donne presenti negli istituti piemontesi è di molto inferiore a quello degli uomini.

A Torino 25 studenti si trovano nella Sezione “dedicata”, e 14 studenti fruiscono di misure alternative, 22 i corsi di laurea di questo anno accademico, 13 Triennali e 8 Magistrali. Lo scorso anno si sono laureati in 7 alla triennale e 1 laureata magistrale.