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Repole invita i cattolici ad impegnarsi in politica

Duecento tra politici e amministratori in dialogo con l'arcivescovo di Torino

Da un lato il basso tasso di partecipazione al voto, anche in Piemonte un elettore su due diserta le urne, dall’altro una forte disaffezione verso l’impegno politico. È in questo scenario che scende in campo la Chiesa torinese. L’Arcivescovo torinese, Roberto Repole, non si tira indietro, anzi si confronta a viso aperto con chi giorno dopo giorno ha scelto di servire, nei diversi schieramenti partitici, per il bene comune.

 Ascolto, confronto e dialogo hanno contraddistinto, sabato mattina, l’incontro tra circa duecento tra  politici e amministratori con Repole, un appuntamento che fa parte di un percorso pensato dalla pastorale sociale e del lavoro.

 Una mattinata intensa, al Teatro Juvarra degli Artigianelli. Tutti consapevoli che oggi fare politica sia più complicato di 30 anni fa per una sorta di discredito verso i politici che oggi devono confrontarsi, tra l’altro, con la globalizzazione, con un mondo mediatico che mette subito sotto l’occhio di tutti ciò che accade. Ma le difficoltà non devono sovrastare chi è credente. <Siamo in un clima di individualismo imperante – ha ricordato l’Arcivescovo –che tocca anche la politica>.

Tanti gli spunti di riflessione e anche le sottolineature importanti dette a voce alta, come che <di soli diritti una società muore e che chi si impegna in politica dovrebbe tornare a parlare anche dei doveri>. E che <nessuno deve sentirsi escluso dal convivere sociale, <la giustizia non basta, ci vuole anche la carità>. Riprendendo le sollecitazioni di Elide Tisi, già vicesindaco di Torino, che ha rimarcato che per <avere cura delle persone non bastano le politiche sociali, ma è materia di tutte le politiche a partire dalle scelte urbanistiche>, Repole ha, inoltre, invitato a riflettere sul fatto che <non si sceglie il bene assoluto, ma quello possibile> e che oggi troppo spesso non si capisce più quali sono i fini che si vogliono raggiungere. Occorre ritrovarsi intorno ad un’idea, ad un progetto e non solo dietro ad un leader.

Impegnarsi in politica significa essere classe dirigente, con la capacità di usare il potere non per sé stessi, ma per cambiare le cose.  Essere responsabili, consapevoli che non sempre il bene sia quello che chiede la maggioranza.

 E poi l’affondo ai cristiani impegnati in politica che non devono sentirsi subalterni, possono stare in qualsiasi partito <avendo ben chiaro la nostra fede e la nostra cultura senza subordinazione>.

Chiara Genisio