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Accogliere, accompagnare e ascoltare le coppie sofferenti

Presentato durante l'inuagurazione dell'anno giudiziario del tribunale ecclesiastico interdiocesano piemontese un nuovo sussidio per rendere più consapevoli i fedeli sulla dichiarazione di nullità del matrimonio canonico

Rendere più consapevoli i fedeli sulla dichiarazione di nullità del matrimonio canonico. A questo serve il <Sussidio> presentato sabato mattina durante la cerimonia di apertura dell’anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico interdiocesano piemontese, a cui hanno partecipato alcuni vescovi della Cep (il presidente Lovignana – Aosta; Del Bosco – Cuneo Fossano; Arnolfo – Vercelli, Cerrato – Ivrea e l’ausiliare di Torino Giraudo).

L’arcivescovo di Torino e Moderatore del Tribunale, Roberto Repole, dopo aver ringraziato chi si prende cura delle persone a seguito del fallimento del loro matrimonio ha sottolineato come sia necessario <uno stile> per chi lavora in questo ambito, e di <dover essere personalmente in relazione con Cristo>, capaci di coniugare <misericordia e giustizia>.

Il <Sussidio>, frutto di due anni di lavoro del Tribunale interdiocesano piemontese, in collaborazione con il collegio degli avvocati e l’apporto del prof. Manuel Jesuis Arroba Conde, (morto lo scorso anno), è stato pensato per i coniugi che hanno sperimentato il fallimento della propria unione matrimoniale, <portatori di sofferenze profonde – evidenzia Repole – e che talora possono maturare convinzioni scorrette riguardo l’attività del Tribunale Ecclesiastico>.

Uno strumento importante di cui ha subito parlato in apertura della sua relazione don Ettore Signorile, Vicario giudiziale, spiegando che <con spirito pastorale il tribunale intende mettere a disposizione le proprie competenze e la consolidata esperienza a favore degli operatori della pastorale familiare. In primo luogo, i parroci, perché sono in prima linea nell’intraprendere un reale ed efficace accompagnamento alle famiglie>.

Sul tema <L’indagine previa e il processo di nullità del matrimonio> ha tenuto la prolusione mons. Adolfo Zambon, vicario giudiziale del tribunale triveneto, nel suo intervento (online) ha trattato anche la questione su quali possono essere alcuni motivi per proporre ad un fedele una causa di nullità del matrimonio.  Tra cui quello di <aiutare a rivisitare la propria vicenda tramite il confronto con persone terze (specie patrono e giudice, oltre che il perito se interviene) anche con la fatica che questo comporta>.

A concludere la cerimonia è stato mons. Repole, che prendendo spunto dalle parole di Zambon ha sottolineato la significatività della distinzione dei ruoli in un processo. <Credo – ha detto – che sia qualcosa che possiamo recepire a vari livelli, da vescovi, dovremmo avere una grande attenzione quando si dice che siamo giudici e Pastori, dobbiamo stare attenti a non confondere il ruolo>.

 Citando l’aforisma nietzschiano <non ci sono fatti ma solo interpretazioni>, ha rimarcato che <ci sono sempre fatti nelle interpretazioni, la grande fatica che si compie  è di aiutare ad allargare le interpretazioni>. Infine, ha tratteggiato uno dei grandi servizi che un tribunale può offrire: accogliere, accompagnare e ascoltare le persone e immetterle in una tensione verso la verità.

Tutto immerso in una dimensione pastorale volta a permettere alle persone di incontrare Cristo, il suo Vangelo.

E l’ultimo pensiero è stato ancora verso il <sussidio>, con l’impegno suo e degli altri vescovi a divulgarlo attraverso tutte le occasioni possibili.

E ora i numeri

Ancora in calo il numero dei libelli (l’esposto presentato dalla parte che introduce la causa) rispetto agli anni precedenti. Una tendenza generalizzata in tutti i tribunali ecclesiastici in Italia, alla base la diminuzione dei matrimoni.

Nel 2023 sono stati 63 (dei quali 3 brevior, cioè quando c’è il consenso di entrambe le parti o la manifesta nullità  – due nella diocesi di Torino e una in quella di Mondovì) e 3 di secondo grado  (due dal tribunale interdiocesano ligure e uno da quello di Alessandria).

Sono 94 le cause pendenti di primo e secondo grado. In media una causa si conclude entro un anno.

Nell’anno appena trascorso il tribunale piemontese ha terminato 83 cause di primo grado (80 decise dai giudici del Teip, 2 dai vescovi competenti e una è stata archiviata per rinuncia).

Signorile nella sua relazione ha rimarcato il fenomeno di cause particolarmente complesse e delicate.

Il 92,6% delle cause trattate hanno dichiarato nullo il vincolo matrimoniale, la maggior parte 56,7% per grave difetto di discrezione di giudizio circa i diritti e i doveri essenziali del matrimonio, il 17,5% per incapacità di assumere le obbligazioni essenziali del matrimonio,  il 14,4% per esclusione dell’indissolubilità del vincolo  e l’8,2% per l’esclusione della prole.