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“La Supervisione Pastorale”, il nuovo libro di mons. Giuseppe Anfossi

Il volume del vescovo emerito di Aosta, ricco di consigli pratici, suggerisce di applicare alla formazione dei giovani seminaristi il metodo della supervisione

“Il libro che ho scritto interessa poche persone, solo quelle che in diocesi si occupano di formazione di preti, di diaconi o di laici impegnati nella pastorale […]”: ha scelto queste parole mons. Giuseppe Anfossi, vescovo emerito di Aosta, per presentare il suo nuovo volume, “La supervisione pastorale. Sussidio pastorale per la formazione dei nuovi sacerdoti” (Lisianthus editore, 80 pagine, 15 €). Però le “poche persone” di cui parla sono anche, di riflesso, i seminaristi che si trovano nel momento finale delle propria formazione, a pochi passi dal sacerdozio: l’ossatura, sempre più rarefatta e preziosa, della Chiesa di domani. Va da sé quindi che le considerazioni espresse dal presule rivestano un’importanza particolare. Nel piccolo libro, che è strutturato come una raccolta di consigli, l’autore suggerisce che oggi non servano solo bravi teologi e uomini di spirito, ma buoni preti saldamente inseriti nella società e nella Chiesa. Per dirlo con le parole di mons. Anfossi: “Questi preti però devono avere delle qualità, devono mantenere viva e aggiornata la conoscenza della teologia e aver riflettuto sulla loro esperienza pratica in modo da saperne parlare con altri. Per preparare dei preti così fatti ci vuole una apprendimento specifico che si chiama la supervisione”. Qui Anfossi fa riferimento a una forma di apprendimento in uso ai professionisti dei Servizi Sociali in Italia da più di 60 anni, “nata e cresciuta con la consulenza della Fondazione Emanuela Zancan, con la assistenza di don Giovanni Nervo (1918 – 2013), fondatore e primo presidente della Caritas Italiana”. Il metodo proposto nel libro – secondo l’autore – valorizza i buoni sacerdoti, aiuta a far emergere competenze pratiche e capacità di insegnamento, riducendo, soprattutto per le piccole diocesi, la “necessità” di ricorrere a docenti provenienti da fuori. Tra le proposte concrete contenute nel volume c’è anche il suggerimento, rivolto alle scuole di teologia e alle facoltà teologiche, di ricorrere più spesso alla figura dei tutor, insegnanti disposti a farsi carico dello studente fin dal suo primo giorno di studio.