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DAI VESCOVI DI VERCELLI E CASALE “NO” AL DEPOSITO-DISCARICA NUCLEARE A TRINO

Il vescovo di Casale Monferrato, Gianni Sacchi, si unisce al "no" per il deposito nucleare in provincia di Vercelli

Centrale nucleare al tramonto

Le Chiese locali di Vercelli e di Casale sono accanto alle loro comunità e amministrazioni locali per dire no al deposito – discarica nucleare a Trino Vercellese. <Con l’arcivescovo di Vercelli Marco Arnolfo, nostro Metropolita,  in questi giorni mi sono confrontato, addivenendo alle stesse conclusioni già espresse dal suo ufficio. Mi unisco, quindi, con convinzione alla presa di posizione della diocesi di Vercelli e sottoscrivo interamente l’appello messo a punto dall’ Ufficio diocesano Vercellese della Pastorale Sociale e del Lavoro richiedente che “la possibilità di auto-candidature aperte anche a territori già esclusi perché ritenuti non idonei, introdotta in modo inaspettato e poco comprensibili nel dicembre 2023 venga considerata inammissibile”>. Lo afferma in una nota il vescovo di Casale Monferrato, Gianni Sacchi, impegnato in questi giorni nella visita pastorale in zona “UP Sant’Agata -San Gottardo”. Sacchi ritiene che l’individuazione definitiva del sito <debba proseguire esclusivamente sulla base dei criteri scientifici sino ad ora adottati, ritenendo, invece, che non siano da perseguire decisioni che corrispondano a logiche diverse”.

La posizione del vescovo Sacchi è maturata durante l’ascolto delle “genti monferrine, ho avuto modo – riferisce – di scambiare con i sindaci della zona molte diverse impressioni e considerazioni sulla situazione economica, sociale e ambientale della Valle Cerrina. Proprio in questa occasione i primi cittadini all’unisono mi hanno fatto osservare che i tanti sforzi compiuti negli ultimi anni per cercare di attirare un turismo sostenibile e residenziale e per dare qualità alla vita dei cittadini consentendo loro di rimanere in Valle, rischia di essere totalmente frustrato dalla paventata realizzazione a Trino di un grande, anzi di un enorme deposito-discarica, di rifiuti radioattivi”.

Sacchi ricorda che il Monferrato casalese, con ben due presenze di siti UNESCO, (Sacro Monte di Crea e Infernot) e soprattutto la memoria tragica dell’Eternit solo in parte oggi in via di superamento con le grandi bonifiche effettuate negli ultimi anni, ma con ancora tanti morti causati proprio dall’assenza di un principio di precauzione nella lavorazione dell’amianto, “impone alla coscienza di ognuno di noi di decidere da che parte stare nella salvaguardia di questo meraviglioso creato che ci è stato affidato e soprattutto di quelle donne e di quegli uomini che hanno diritto a poter lavorare e vivere con dignità e tranquillità. La politica agisca con trasparenza e senso di responsabilità”. 

L’emergenza dello smaltimento dei rifiuti nucleari è ridiventata di stringente attualità. Già a seguito della conversione del decreto Scanzano del 2003, si auspicava la necessità di individuare, in tempi brevi, l’area sulla quale costruire il deposito nazionale di rifiuti radioattivi. “Avevamo quindi accolto, con favore, la pubblicazione della Cnai (Cartina nazionale aree idonee) che, in base ai 15 criteri di esclusione e ai 13 criteri di approfondimento previsti dall’Ispra (oggi Isin), in linea con gli standard della Iaea (International atomic energy agency), aveva individuato 51 comuni idonei ad ospitare il deposito”. Scrivevamo in una nota  a fine gennaio dall’arcidiocesi di Vercelli,  Marina Rasore e don Davide Besseghini, rispettivamente direttore e vicario episcopale per la Pastorale sociale e salvaguardia del Creato, a proposito del dibattito apertosi a seguito dell’autocandidatura di Trino Vercellese come sede del deposito nazionale di rifiuti radioattivi.

“Pareva evidente che, con questo atto, si avviasse finalmente un percorso che, dopo il doveroso confronto con i territori giudicati idonei, giungesse ad una conclusione seria e scientificamente fondata per l’individuazione del sito di stoccaggio in piena sicurezza per la salute delle popolazioni e la salvaguardia dell’ambiente”, sostenevano Rasore e don Besseghini, secondo cui “la possibilità di auto candidature, aperta anche ai territori già esclusi dalla Cnai perché ritenuti non idonei, introdotta in modo inaspettato e poco comprensibile dall’attuale Governo nel dicembre 2023, complica ulteriormente un percorso già di per sé non semplice”.  Auspicavano pertanto che “l’individuazione definitiva del sito prosegua esclusivamente sulla base dei criteri scientifici sino ad ora adottati, ritenendo che non siano, invece, da perseguire decisioni che rispondano a logiche diverse”. E ora si aggiunge sulla stessa posizione la diocesi di Casale Monferrato con il suo vescovo Sacchi.