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L’Europa è più unita grazie alle politiche di coesione

La Commissione Europea ha pubblicato la 9ª Relazione Sulla Coesione: le differenze sociali ed economiche tra gli stati continuano a diminuire

La politica di coesione continua a ridurre le lacune nelle regioni e negli Stati membri dell’UE. È quanto emerge dalla 9ª Relazione sulla Coesione, appena pubblicata dalla Commissione Europea.
 
Nella ricerca si legge che la politica di coesione sta adempiendo alla sua missione di ridurre le disparità economiche, sociali e territoriali in tutta l’UE.
 
Sono stati compiuti grandi passi avanti per ridurre i divari esistenti tra gli Stati membri e le regioni, rafforzare il mercato unico dell’UE e garantire che l’UE continui a investire nel capitale umano e nello sviluppo sostenibile. Sfruttare appieno il potenziale di ciascuna regione rafforza la competitività e la resilienza dell’Unione nel suo complesso.
 
La Relazione sulla Coesione è un documento che viene pubblicato dalla Commissione Europea ogni 3 anni. Tale relazione valuta lo stato attuale della coesione economica, sociale e territoriale dell’UE, presenta i progressi compiuti e gli insegnamenti tratti e illustra il ruolo dell’UE come motore dello sviluppo regionale.
 
La relazione è basata sui dati, presentando l’evoluzione della coesione in base a un’ampia gamma di indicatori, quali la prosperità, l’occupazione, i livelli di istruzione e la governance. Inoltre analizza le tendenze e le sfide emergenti, consentendo di comprendere in che modo esse incidono sulle regioni dell’UE. 
 
Tra i dati contenuti all’interno del documento, la relazione evidenzia che alla fine del 2022 i finanziamenti della politica di coesione tra il 2014 e il 2020 avevano sostenuto oltre 4,4 milioni di imprese, creato 370 000 posti di lavoro in tali imprese e costituivano circa il 13% degli investimenti pubblici totali nell’UE, raggiungendo il 51% per gli Stati membri meno sviluppati.

Grazie alla politica di coesione, si stima che entro il 2027 saranno creati 1,3 milioni di posti di lavoro supplementari nell’UE, con un’ampia percentuale nei settori connessi alle transizioni verde e digitale.