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Faà di Bruno: la sua vita un esempio ancora oggi

Iniziati con una solenne celebrazione liturgica i festeggiamenti per i 200 anni dalla nascita del santo poliedrico

Grande festa in onore del beato Francesco Faàdi Bruno. Domenica mattina, alle ore 10.30, è stata celebrata la messa presieduta da mons. Alessandro Girando, vescovo ausiliare di Torino, concelebrata da don Stefano Cheula, parroco dell’Immacolata Concezione e San Donato e Sant’Alfonso, e padre Lorenzo, rettore del Santuario di Nostra Signora di Lourdes. Una celebrazione che ha dato inizio all’anno di preparazione al bicentenario della nascita di Faà di Bruno, nato il 29 marzo 1825 ad Alessandria, che ha vissuto tra Torino e Parigi, dando vita alla sua missione nel quartiere San Donato a Torino, dove ancora oggi, risiede e opera, secondo i suoi insegnamenti, la Comunità delle Suore Minime di Nostra Signora del Suffragio. Le opere architettoniche del Beato sono ancora oggi visibili e punti di riferimento cittadini. Il campanile della Chiesa sovrasta il quartiere ed è la quinta opera più alta della città. La scuola e il pensionato San Giuseppe sono realtà che aveva fondato il Beato e che continuano la sua missione di cura e istruzione.

Un santo poliedrico, ingegnere, matematico, ufficiale dell’esercito, Faà di Bruno matematico, professore universitario, scienziato e infine sacerdote all’età di 51 anni, che ha operato nella Torino dell’800 con tanti altri Santi della Carità, occupandosi delle donne sfruttate, creando per loro un luogo sicuro nel quartiere San Donato e dando loro dignità attraverso l’istruzione e il lavoro.

Monsignor Giraudo, nella sua omelia, ha invitato i fedeli ad ascoltare la parola del Vangelo di oggi sottolineando che “siamo abituati a vivere i momenti della nostra vita un’istante dopo l’altro e che la liturgia ci sta invitando a prolungare il tempo di Pasqua per i giorni vissuti e che stiamo vivendo, rallentando e ascoltando la Parola, fermandoci nella comunione, ma soprattutto prendendoci cura di tutti, come ha voluto fare la prima comunità di cristiani ai tempi di Gesù”. Il vescovo ha continuato ricordando il Beato Francesco e sottolineando come l’esperienza di un tempo rallentato possa aiutarci a cogliere il senso della festa che per la Congregazione delle Suore Minime sarà lunga un anno, per preparare non solo la memoria del bicentenario del Beato, ma per tornare a riassorbire, a dare vita a ciò che per il Beato è stato testimoniare il Vangelo, non solo per sé.

La Chiesa ha riconosciuto come lui, partendo dalla sua esperienza personale, abbia compreso che quella vicenda non era riservata solo a lui, ma era un dono per la Chiesa e per tutti i tempi. Ha concluso con un messaggio per i fedeli riferendosi a San Tommaso e a Francesco ribadendo che occorre avere la loro Fede, che se Cristo non resta al centro della nostra vita, se lo mettiamo tra le infinite cose che riempiono la nostra giornata, saremo sempre dei testimoni spenti, fuori tempo e fuori luogo.

“Che questo tempo – ha invitato – che ci viene donato possa essere il tempo per ritrovare la luce del Vangelo, per dare carne a quel desiderio di prendersi cura di coloro che testimoniano la logica della misericordia, dell’amore, della vita e mai della morte”.

La messa si è conclusa con la preghiera del soldato composta dal beato Francesco Faà di Bruno e recitata dagli ufficiali della Scuola di applicazione e dal Corpo degli Ingegneri dell’Esercito Italiano di cui Faà di Bruno è il Santo Patrono.

Al termine della celebrazione monsignor Giraudo ha benedetto il quadro di Santa Zita recentemente restaurato e collocato nella cappella a sinistra dell’altare e dedicato alla Santa, patrona delle domestiche, donna umile, dedita al lavoro e con una grande bontà d’animo.