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Europa. La priorità è il pianeta da salvare

La legislatura UE che si sta concludendo ha registrato molti passi avanti nella sua politica ambientale

Se la prima priorità su cui l’Unione Europea dovrà concentrarsi nella nuova legislatura ormai in vista è quella della Pace, non meno indispensabile è quella sulla quale si dovrà impegnare per la salvaguardia del Pianeta.

L’Unione Europea non ha atteso l’aggravamento nella vita del Pianeta, denunciato con allarmi crescenti in questi ultimi anni, per affrontare il problema e promuovere coraggiose misure per la sua salvaguardia, se non addirittura per la sua sopravvivenza.

L’impegno dell’UE era entrato in agenda fin dal 1972, rilanciato nel 1987 con l’adozione dell’Atto unico, ripreso come centrale dal Trattato di Maastricht nel 1992 e rafforzato ancora con il Trattato di

Lisbona, entrato in vigore a fine 2009. Si è trattato di passaggi giuridici progressivi che hanno consentito la messa in campo di iniziative importanti, fino alla svolta del “Patto europeo per l’ambiente” (Green Deal), lanciato a fine 2019.

Quest’ultimo contiene una serie articolata di misure molto ambiziose e mirate a scadenze precise di qui al 2050, data alla quale l’UE si è impegnata a raggiungere il traguardo della neutralità climatica, con zero emissioni degli inquinanti gas serra, responsabili del surriscaldamento di cui soffre il Pianeta.

La legislatura UE che si sta concludendo ha registrato molti passi avanti nella sua politica ambientale, in coerenza con l’Accordo di Parigi del 2015 che resta ad oggi il punto di riferimento per gli obiettivi da perseguire a livello mondiale per salvare il salvabile.

La congiuntura economica prima e quella politica poi che ha accompagnato questi ultimi anni l’Unione Europea non è stata tra le più fortunate per la sua politica ambientale.

La pandemia da Covid 19 prima, con le sue pesanti ripercussioni sull’economia comunitaria, e l’irruzione della guerra in Ucraina subito dopo, hanno inevitabilmente riorientato le priorità finanziarie e politiche nei Paesi UE, con un impatto particolarmente pesante sugli sviluppi di una politica ambientale ambiziosa, ma progressivamente privata delle risorse necessarie e di un solido consenso politico.

Per la verità risorse finanziarie importanti per la politica ambientale non sono mancate da parte dell’UE, grazie al Piano europeo per la ripresa, il “NextGenerationEU”, come ben sa l’Italia beneficiaria di un generoso  “Piano nazionale di ripresa e resilienza” (PNRR): forse ne è mancata una gestione più tempestiva, rafforzata da contributi nazionali, invece che indebolita dal trasferimento di fondi europei verso altre destinazioni di maggiore convenienza elettorale.

Si inserisce qui la debolezza del consenso politico indirizzato verso le politiche ambientali, segnato da una traiettoria declinante nonostante la curva che si stava impennando della gravità del surriscaldamento climatico. Lo spettacolo dei governanti in proposito non è stato edificante, né a livello nazionale che a quello europeo.

In particolare, nel quadro istituzionale europeo non è sfuggito a nessuno il progressivo raffreddamento delle ambizioni, esibite prima con grande forza, dalla Commissione europea, in particolare nella persona della sua presidente, Ursula von der Leyen. Per limitarci alle sue retromarce più recenti basta pensare ai cedimenti del “fronte ambientale” sotto la pressione dei movimenti degli agricoltori, come nel caso della rinuncia alla riduzione e all’abbandono dei pesticidi nelle coltivazioni.

Non è un caso che queste retromarce siano coincise con la vigilia elettorale per il voto del Parlamento europeo, in vista anche delle successive designazioni dei Vertici UE nel corso della prossima estate, quando le ambizioni delle persone hanno oscurato quelle per il Pianeta.

Perché, a voler sintetizzare, sono almeno due i problemi di questo nostro malconcio Pianeta: il suo pessimo stato di salute che continua a peggiorare, come ci ha ricordato recentemente con parole chiare l’Esortazione apostolica “Laudate Deum” di papa Francesco, e la visione miope di umani che, oltre a distruggere il pianeta segando il ramo su cui sono seduti, non si fanno carico delle generazioni future verso le quali hanno accumulato debiti enormi.

In una parola, il Pianeta non vota, chi vota pensa spesso solo a sé e ad oggi e, purtroppo, troppi sono ancora i giovani che meritoriamente manifestano per la salvaguardia del Pianeta e poi si dimenticano di votarlo.