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Zuppi: abbiamo un grande debito con padre Girotti

Alba, nel giorno in cui ci celebra la liberazione nel Duomo si è svolta la solenne celebrazione per ricordare i 10 anni dalla beatificazione di padre Giuseppe Girotti ucciso dai nazisti

“I martiri con la loro vita aiutano a cercare l’alba, a credere alla luce quando tutto intorno è buio, a sentire l’amore di Dio quando si è abbandonati da tutti”. Un pensiero dedicato in particolare a padre Giuseppe Girotti a dieci anni dalla sua beatificazione. A pronuncialo è stato il card. Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale italiana e vescovo di Bologna, che nel pomeriggio del 25 aprile ha presieduto la concelebrazione liturgica nel Duomo di Alba.

Uno degli eventi voluti dal vescovo di Alba, mons. Marco Brunetti, per ricordare il decimo anniversario della beatificazione https://agdnotizie.it/2024/02/29/padre-girotti-gli-eventi-per-i-10-anni-dalla-beatificazione/a cui hanno partecipato anche i vescovi piemontesi (Cerrato di Ivrea, Arnolfo di Vercelli, Delbosco di Cuneo-Fossano), i vescovi emeriti (Micchiardi, Mana, Ravinale, Guerrini) e il vescovo emerito domenicano Lorenzo Piretto. Il Duomo addobbato a festa con l’immagine di padre Girotti alla sinistra dell’altare presidiata da due carabinieri in alta uniforme.

Le parole del card. Zuppi

Nell’omelia il card. Zuppi ha subito sottolineato che “abbiamo un grande debito verso padre Giuseppe, i martiri non possiamo dimenticarli. Lo capiamo  ancora meglio oggi, giorno in cui il nostro rendimento di grazie si unisce alla memoria della liberazione del nostro paese dalla guerra, e da tutto ciò che l’ha causata, l’ideologia nazista e fascista”. Ma anche per il tempo che stiamo vivendo perchè “la pace non è mai per sempre, richiede sempre l’impegno a difenderla ripudiando la guerra e facendo crescere il diritto e gli strumenti pacifici.  Dobbiamo difendere la pace”. Raccontando la vita di Girotti, Zuppi ha evidenziato che “come accadde per tanti anche Padre Giuseppe venne attratto con l’inganno, vigliaccheria e tradimento insopportabile e da miserabili, come il bacio di Giuda a Gesù. Accadde così a Boves https://www.donbernardiedonghibaudo.it/ per don Giuseppe Bernardi, Antonio Vassallo e don Mario Ghibaudo, per il don Giovanni Fornasini”. Ma ha ricordato: “I martiri non sono eroi, come se per resistere al male bisogna essere superuomini. Sono restati perché hanno amato, resta sotto la croce chi ama, magari pieno di paure, ma con un amore più grande delle sue paure. Quanto è importante avere la luce dell’amore accesa. Questa è la santità,  l’amore che non finisce già oggi, su questa terra, perché da coraggio orienta, dona luce in una notte così oscura, che cancella la vita, che non sa difenderla, che addirittura chiama libertà e diritto la possibilità di spegnerla, invece di aiutarsi e curarsi fragili come siamo in questa debolissima condizione umana!”.

Chi era padre Girotti

Nato ad Alba nel 1905a 13 anni entrò nel seminario dei domenicani a Chieri e nel 1923 divenne religioso domenicano e fu ordinato presbitero. Si dedicò  allo studio appassionato della parola di Dio, diventando insegnante di sacra scrittura presso il convento domenicano di Santa Maria delle Rose a Torino. Allo studio affiancò l’esercizio concreto della carità durante la resistenza a Torino, aiutò  e salvò la vita di partigiani ed ebrei. Venne catturato con l’inganno il 29 agosto del 1944. Fu trasferito prima a Bolzano e poi deportato nel campo di concentramento di Dachau, dove arrivò il 10 ottobre del 1944. Padre Girotti  si distinse per la sua generosità nei confronti degli altri internati. Per il suo atteggiamento di apertura e come portatore della parola di Dio. Singolare resta l’omelia sull’unità dei cristiani scritta e pronunciata in latino a Dachau il 21 gennaio 1945, nella baracca 26, il blocco dei preti del campo di concentramento. Morì  Il giorno di Pasqua, il 1 Aprile del 1945, per un’iniezione letale. Nel 1995 venne dichiarato giusto tra le nazioni per aver salvato molti ebrei. 10 anni fa, il 26 Aprile del 2014, su disposizione di Papa Francesco, qui in cattedrale ad Alba, viene proclamato beato.

Foto e video di Vaccaro