sabato 22 Giugno 2024 - Santo del giorno:

Il network dell'informazione del Piemonte e della Valle D'Aosta
SIR NEWS
  • Data loading...

Contro il lavoro povero, 7 proposte delle ACLI

Le Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani fanno leva su sette direttrici di sviluppo per combattere il declino: istruzione, inclusione, salario minimo, sicurezza sul lavoro, diritti per gli immigrati, sostenibilità delle politiche industriali, equità fiscale.

Donne al lavoro in fabbrica

Cresce il lavoro povero o a rischio di povertà. In occasione della festa del Primo Maggio, le Acli – Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani – diffondono statistiche poco incoraggianti. Una donna su due, sotto i 35 anni è sulla soglia dell’indigenza, mentre in trent’anni i salari sono scesi, unico caso in Europa, con un’ulteriore riduzione del 7% dopo la pandemia. Nella sostanziale assenza di welfare sociale si registra anche una bassissima occupazione femminile, fenomeno che inevitabilmente si accompagna al declino demografico. È una spirale che avvita su se stessa: l’impoverirsi del lavoro alimenta l’impoverimento dell’economia e del welfare e il declino demografico. Per i prossimi in 6 anni si prevede un calo di 1 milione di persone in età da lavoro.

Si può invertire la rotta del declino? Secondo le Acli sì. Le loro proposte per combattere il lavoro povero si sviluppano lungo 7 direttrici di azione.

Il lavoro povero si combatte con la scuola e l’istruzione

  1. Istruzione e formazione professionale. La scuola e l’educazione sono le priorità per guardare al futuro e ormai devono accompagnarci per tutta la vita, introducendo il diritto alla formazione permanente. Devono diventare centrali per far crescere e progredire cittadine e cittadini critici e pensanti, protagonisti del mondo e del lavoro. Emblematica l’introduzione della filosofia anche negli istituti tecnici e nella formazione professionale (che oggi garantisce occupazione quasi all’80% degli allievi e che deve essere oggetto di maggiori investimenti). Tecnica e cultura, pratica e pensiero sono parte dell’essere umani e del lavoro.

Reddito minimo per sradicare la povertà

  1. Inclusione. Si torni a un reddito minimo per tutte le famiglie in povertà assoluta e, in parallelo, si creino delle “case del lavoro” nelle e delle comunità, con una co-programmazione tra comuni, centri per l’impiego e Terzo settore. L’obiettivo è favorire una reale crescita delle politiche attive sul territorio e l’inserimento delle persone più vulnerabili o con disabilità. Si torni a finanziare un welfare per tutti (non solo per chi può pagarselo), compresi assegni di cura per l’assunzione delle badanti, nidi e servizi di conciliazione, dando priorità a un piano straordinario per l’occupazione femminile.

Salario minimo e contrattazione collettiva

  1. Indice del lavoro dignitoso. Un indicatore scientifico che fissi la soglia di salario minimo nei diversi settori, valorizzando i contratti collettivi siglati dai sindacati maggiormente rappresentativi; una soglia che i giudici possano prendere a riferimento per le sentenze, senza tentennamenti del Governo, e che contribuisca a legittimare solo contratti collettivi autentici e di qualità, non quelli opportunistici.

Formazione e ispezioni per la cultura della sicurezza sul lavoro

  1. Ispettori di comunità contro le emergenze del sommerso e degli incidenti mortali. Si coinvolgano Comuni e terzo settore accreditato per il whistleblowing (le nuove norme che tutelano la riservatezza del lavoratore che segnala illeciti sul lavoro), insieme con i sindacati, per prevenire e combattere il crescente lavoro nero e le violazioni della sicurezza. Si devono garantire più formazione, maggiore ricorso alle tecnologie innovative e più ispettori per i controlli. Le normative degli appalti pubblici devono essere estese al privato, le comunità vanno mobilitate. Le trasgressioni ai protocolli di sicurezza sono un’emergenza, al pari di un’alluvione.

Politiche strutturali di accoglienza e integrazione degli immigrati

  1. Immigrazione. La legalità è fatta di diritti e senza immigrazione regolare anche le industrie se ne andranno perché già oggi il numero dei ventenni è del 38% inferiore a quello dei cinquantenni. Serve una politica sistematica e strutturale, non sporadica e emergenziale, di accoglienza e integrazione.  In parallelo va rafforzata e aumentata la cooperazione allo sviluppo, in particolare con l’Africa. Sono però necessari progetti concreti e non iniziative spot, come il piano Mattei, dato che, a conti fatti, il Governo riduce di oltre 600 milioni le già poche risorse stanziate, invece di portarle allo 0,70% del Reddito nazionale lordo, come concordato nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Sviluppo sostenibile per le imprese nazionali ed europee

  1. Industria. Servono politiche industriali nazionali ed europee per uno sviluppo sostenibile, per tornare ad avere grandi aziende e per non far fuggire all’estero tanti ricercatori. Va bocciata l’autonomia differenziata: sarà la pietra tombale sull’industria italiana. Le politiche industriali, i servizi per l’industria, le infrastrutture strategiche, la ricerca universitaria, concepite e governate in competizione tra regioni significano aumento dei costi, appesantimento della burocrazia e moltiplicazione delle normative (21 invece di una sola), proliferazione dei cda delle società partecipate, col concomitante risultato di rendere la vita difficile a cittadini, famiglie e piccole e medie imprese e di disporre di una politica debole nei confronti del dispotismo delle multinazionali. L’Italia essere una regione dell’Europa e non dividersi in tanti staterelli, anche per disporre di normative europee rispettose dei diritti e dell’ambiente nelle catene di approvvigionamento e fornitura locali e globali.

Fiscalità più equa e tasse per le multinazionali

  1. Imposte. Occorrono programmi di vero contrasto al sommerso, prevedendo una maggiore tracciabilità del denaro. Si boccino le politiche che premiano le rendite e la speculazione, scaricando i costi su lavoro e pensioni. Si promuova invece una fiscalità equa, di portata europea, che spazzi via i paradisi fiscali, disponga tasse per le multinazionali, incida sulle grandi ricchezze, penalizzi le transazioni speculative, responsabili di bolle finanziarie globali. È urgente avere un fisco che premi lavoro e famiglie e favorisca gli investimenti di lungo periodo, nel quadro di uno sviluppo sostenibile, in particolare nel Green Deal europeo.