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Cardinale Matteo Zuppi: “La Chiesa è comunione”

A partire dalla memoria del martirio di padre Girotti, alle trattative per la pace in Europa, all’ecumenismo: intervista al cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI

Il cardinale Matteo Zuppi

AGD- Il cardinale Matteo Zuppi è nato a Roma l’11 ottobre 1955. Ordinato presbitero il 9 maggio 1981, è stato parroco della basilica romana di Santa Maria in Trastevere e rettore della chiesa di Santa Croce alla Lungara. Dal 2000 al 2012 assistente ecclesiastico della Comunità di Sant’Egidio, il 31 gennaio 2012 Benedetto XVI lo ha nominato vescovo ausiliare di Roma ed è ordinato il 14 aprile. Il 27 ottobre 2015 papa Francesco lo ha nominato arcivescovo di Bologna e il 5 ottobre 2019 lo ha creato cardinale. È presidente della Conferenza episcopale italiana dal 24 maggio 2022. In occasione della sua presenza ad Alba per il decennale della beatificazione di padre Girotti, lo abbiamo intervistato.

Eminenza, come e quando è venuto a contatto con la figura di padre Girotti?

«Da tanti anni. Perché facendo parte della Comunità di Sant’Egidio ci siamo occupati tanto dei nuovi martiri. Che è una memoria molto importante per tutta la Chiesa, come indicato da Giovanni Paolo II. Credo che molti ricordano anche la bellissima celebrazione al Colosseo in occasione del Giubileo del Duemila, proprio per ripartire da quell’ecumenismo del sangue come nelle prime generazioni cristiane, in cui la Chiesa nasceva nel sangue e si rigenerava. E come, per certi versi, con padre Girotti nelle sue celebrazioni ecumeniche a Dachau e in quel bellissimo discorso del 21 gennaio del ‘45 su una Messa per l’unità dei cristiani».

Che cosa ha da dire il martire Girotti in questi tempi di rigurgiti nazionalisti?

«Ci ricorda da dove veniamo ci ricorda che cos’è l’Europa ed è uno dei tanti testamenti per tutti, in particolare per i cristiani e per i cattolici, della sofferenza, che ci impone di ripudiare la guerra, di ripudiare tutte le cause dell’odio e della violenza, di fare dell’Europa davvero una casa comune e non un condominio qualche volta anche un po’ litigioso».

Negli anni ‘90, lei ha partecipato alle trattative che in 27 mesi portarono alla pace nel Mozambico, quanti ce ne vorranno per avere la pace tra Russia e Ucraina?

«Speriamo pochi. E speriamo soprattutto che o le parti (come fu nel caso del Mozambico, che scelsero loro i mediatori), o la parte mancante, quella per il dialogo, trovino un quadro dove si possa iniziare a parlare. Visto che finora sono emerse le componenti nazionali che premono sulle armi, ma per niente sul dialogo».

Lei ha celebrato la Messa anche con rito tridentino: eppure la tacciano di eccessivo progressismo nella Chiesa.

«Questo è vero, due volte, e ho fatto anche parecchie lezioni. Credo che ha ragione papa Francesco che le categorie conservatori-progressisti sono categorie esterne alla Chiesa. A mio parere sono molto discutibili anche nel mondo civile. Ci sono certi conservatori che hanno molta più apertura e viceversa. Invece papa Francesco parla di innamorati e indietristi. Io sono innamorato della comunione. E la Chiesa è comunione in cui ci sono anche tante diversità».

Ha celebrato i funerali di Davide Sassoli: come vede il futuro dell’Unione europea?

«Dobbiamo volerlo. L’Europa senza visione e senza anima non può esserci, diventa una caricatura di sé stessa, puntando solo sulla difesa dei diritti individuali, si perfeziona nel condominio e non nell’unione. E questo è un tradimento alle sue radici. Per questo credo che Davide avesse una grande visione dell’Europa e forse dobbiamo intanto ripartire da lì».

Ha frequentato e condotto dei programmi televisivi: si considera un prete che dà spettacolo?

«Fare dell’avanspettacolo o cose simili, no assolutamente. Per motivi diciamo istituzionali, ovviamente devo partecipare, anche perché le relazioni sono fatte con le persone. Spero di non entrare mai nella logica dello spettacolo, che sarebbe davvero molto pericolosa, e di continuare casomai a cercare di comunicare la vita vera mia, e la vita di tanti che sono, che fanno parte, di questa bellissima casa che è la Chiesa».

Sociologi, giornalisti e teologi danno la Chiesa in forte crisi di identità: anche lei?

«La Chiesa ha certamente davanti tante sfide e cambiamenti. E deve ritrovare sé stessa, ma c’è una forza profondissima dello Spirito, una grande capacità della Chiesa di ripartire, come dice papa Francesco, da Gesù, dal kerigma, da quella comunione che è lo Spirito e dal coinvolgimento di ciascuno per costruire una casa, in un mondo dove rischiamo di essere tutti in monocamere, tutti in albergo e non in una casa».