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La Comunità da costruire

AGD pubblica in anteprima il contributo dell’arcivescovo di Torino, mons. Roberto Repole all’ultimo libro del giornalista torinese Francesco Antonioli. Un intervento su Torino come comunità da costruire

La copertina del libro Progetto Nord-Ovest

La comunità da costruire è la scommessa su cui si gioca il futuro di Torino e di tutto il Nord-Ovest. Esisteva un tempo il triangolo industriale italiano, oggi esiste il MiToGeno, il sistema di flussi e di alleanze che si stanno creando sull’asse Milano, Torino, Genova e il Nord-Ovest. “Progetto Nord-Ovest” è l’ultimo libro, edito da Luiss, del giornalista torinese Francesco Antonioli, che analizza le nuove prospettive di sviluppo per il Nord-Ovest con una visione policentrica, multidisciplinare e transfrontaliera, per nulla legata al rimpianto dei tempi passati, ma alla valorizzazione del presente.

I filoni sono molteplici e densi di opportunità. Automotive, certamente, ma anche innovazione tecnologica, intelligenza artificiale, aerospazio, logistica, industria di trasformazione, ricerca applicata, finanza e social impact. Il passaggio a Nord-Ovest – che sarà completato dalla linea ferroviaria del Fréjus – tornerà presto strategico per tutta Italia.

Già direttore di Mondo Economico, collaboratore su temi di economia sui quotidiani del gruppo Gedi, Francesco Antonioli per anni ha diretto l’inserto sul NordOvest del Sole 24 ore.

Per sua gentile concessione anticipiamo il contributo al suo libro “Progetto Nord-Ovest”, scritto dall’arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, Roberto Repole. L’intervento si focalizza appunto sulla comunità da costruire.

La comunità da costruire di Roberto Repole

Nel futuro del Nord-Ovest e dell’Italia il declino di Torino non è un destino scritto e ineluttabile. Da trent’anni sentiamo parlare della fine della città industriale e almeno in parte questa lettura è corretta, ma credo che la narrazione del declino sia diventata ossessiva, schiacciando l’ex capitale dell’auto in un sentimento di indolente scoraggiamento.

La verità̀ è che nella vita non esiste alcun destino assoluto e ineluttabile, neanche per Torino. Esiste invece il futuro. E il futuro è costruito anche dalle nostre azioni, più̀ o meno efficaci di fronte alle sfide che incontriamo e che ci provocano, qualche volta ci spaventano.

Spero di non apparire ingenuo se scrivo che il primo passo da compiere per il rilancio di Torino oggi non è politico o economico, ma culturale: un cambio netto di mentalità̀, dallo scoraggiamento alla convinzione di avere il futuro nelle nostre mani. Non nel senso che i problemi della città – la chiusura delle fabbriche, la disoccupazione, la fuga dei giovani che cercano lavoro altrove – possano essere negati. Ma nella convinzione che di fronte a questi problemi Torino conserva la possibilità̀ di reagire, io credo con buone speranze di riuscita.

Progetto Nord-Ovest: scommessa sulla rinascita di Torino

Ho fiducia come cittadino e come cristiano. Fondo la mia speranza nel futuro sulla concreta vicenda di altre città europee, che hanno affrontato e superato con successo situazioni di crisi analoga a quella di Torino. Un esempio noto a tutti: la rinascita di Manchester nel Regno Unito. Manchester era una città specializzata nella lavorazione del cotone e alcuni decenni fa vide andare completamente in crisi questo comparto industriale: sprofondò in una tremenda depressione, forse più̀ grave di quella di Torino. È noto che quella città seppe reagire con decisione e che attraverso un’Agenzia per lo Sviluppo individuò alcuni settori strategici sui quali investire per attrarre nuove risorse e iniziative.

Il riscatto di Manchester, un modello da seguire

Manchester decise di puntare sulla ricerca scientifica attorno al “grafene”, un materiale industriale all’epoca nuovo e promettente: ottenne di portare a lavorare nelle vecchie fabbriche abbandonate il premio Nobel Konstantin Novoselov, che aveva inventato il grafene, e attorno ai laboratori di questo geniale scienziato la metropoli si è risollevata, diventando leader mondiale del grafene.

Oggi Manchester fa concorrenza a Londra su molti piani. È tra l’altro diventata una delle città inglesi con più̀ famiglie giovani, perché́ sono state investite grandi risorse nell’economia dello Sport, in tutte le discipline. Perché́ Torino non dovrebbe essere in grado di raggiungere lo stesso genere di risultati? Con l’altissimo livello delle competenze tecniche concentrate sotto la Mole, Torino è certamente in grado di fare altrettanto. Magari anche di più̀, perché́ no?

Un’Agenzia per lo sviluppo nel progetto Nord-Ovest

Oggi il problema della città, a mio modo di vedere, non è la mancanza di possibilità̀, ma la ridotta capacità di marciare compatta verso obiettivi nuovi e condivisi. Dobbiamo domandarci perché́ a Torino non esista un’Agenzia per lo Sviluppo, che sia capace di ragionare con una sola testa. È una mancanza che evidenzia un nostro ritardo strutturale rispetto alle altre città europee: l’ex capitale dell’industria dà la sensazione di essere abitata da soggetti scollegati fra loro, che tirano in direzioni diverse e disordinate.

Anche qui faccio un esempio ricavato dalle cronache: il ritardo in cui versa il sistema torinese dei musei. A detta di tutti gli osservatori, i nostri musei sono di altissimo livello (con il circuito delle Regge Sabaude, l’Egizio, il Museo del Cinema…), ma la rete è frammentata. Non esiste una regia centrale dei nostri straordinari musei, manca una gestione unitaria che metta insieme la logistica, l’immagine e la promozione, l’accoglienza dei turisti.

Progetto Nord-Ovest è essere comunità

Quello dei musei è solo un esempio. Io non ho la competenza per discuterne sul piano delle soluzioni organizzative, ma dietro alla frammentazione dei servizi e delle strategie leggo un problema di fondo: la fatica di vivere la città come “comunità̀”. Anche questo è un problema culturale: nella frammentazione, se ciascuno pensa a sé stesso, la città non tira in nessuna direzione.

Essere comunità̀ vuol dire comprendere che il mio futuro dipende dal tuo futuro e per questa ragione io mi faccio carico della tua vita, oltre che della mia. Tradotto nel concreto, mi sembra chiaro che oggi gli imprenditori debbano comprendere che il successo è di tutti oppure di nessuno; i quartieri benestanti devono capire che affonderanno se non risolveranno la povertà̀ nelle periferie; i giovani devono farsi carico degli anziani e gli anziani dei giovani; gli immigrati devono diventare risorsa anziché́ problema; le istituzioni devono mettersi d’accordo, al di là dei colori e degli steccati.

Ecco, costruire la comunità̀ mi pare un obiettivo molto concreto, da mettere a tema nei prossimi anni insieme ai piani economici e alle strategie politiche. È un impegno che investe tutte le dimensioni di Torino. E che, ne sono convinto, renderà̀ subito più̀ bella la nostra vita.