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Pace fa rima con migrante

Rubrica parole di pace, la parola al responsabile della migrante di Piemonte e Valle d'Aosta

migranti di colore su una barca azzurra nel mare

Nel messaggio “Liberi di scegliere se migrare o restare” (GMMR, 2023)“, papa Francesco scrive che “è necessario uno sforzo congiunto dei singoli Paesi e della comunità internazionale per assicurare a tutti il diritto a non dover emigrare (…) Fino a quando questo diritto non sarà garantito saranno ancora in molti a dover partire per cercare una vita migliore”. 

Come sarebbe bello se…

Come sarebbe bello se nel mondo ci fosse la libertà per tutti di scegliere se partire, restare o tornare. Se le persone non dovessero fare viaggi su barconi e morire in mare per cercare un posto sicuro. Come sarebbe bello se nel viaggio non dovessero essere vittime di sfruttamento, torture, abusi. Se le persone venissero accolte con dignità e non fossero respinte. Come sarebbe bello se nel nuovo contesto non dovessero attendere anni per avere una risposta sul loro permesso di soggiorno per poi magari ritrovarsi irregolari, invisibili, costretti a lavorare in nero. Come sarebbe bello se fossero percepiti semplicemente come esseri umani e non come categoria di “invasori” o “clandestini”. Come sarebbe bello se ci fosse una narrazione del perché sono partiti, del viaggio, delle speranze e dei sogni che ancora nutrono. Se gli fossero riconosciuti saperi, competenze, cultura. Questo è il sogno di papa Francesco, questo è il Regno che era venuto ad annunciare Gesù e questa realtà si chiama Pace. 

Un abitante sulla Terra su 71 non è libero di restare

Oggi sappiamo che 114 milioni di persone (un abitante della Terra su 71) non sono stati liberi di scegliere se restare. Hanno affrontato viaggi disumani con ostacoli, frontiere, fili spinati, porti chiusi. Il loro tentativo di sopravvivenza per altri è diventato fortuna politica costruita sui pregiudizi e sulle paure. Da noi vengono rappresentati come flussi, emergenze da combattere e da cui difenderci. Si emanano decreti sicurezza e si potenzia la sorveglianza delle frontiere. Queste persone diventano priorità di molti governi, dell’agenda politica europea e si spendono cospicue risorse pubbliche per confinarle in centri di reclusione appositi. Si pagano paesi esterni per trattenerle e respingerle. 

Intanto continuano le dichiarazioni contro le guerre e per la pace, mentre si spendono sempre più risorse in armamenti. E le guerre proliferano. Si parla di salvaguardia, ma le scelte operative fatte anche dall’ultima Cop 28 a Dubai sono insufficienti.

Oltre ai conflitti armati in Ucraina e in Medio Oriente, nel 2023 abbiamo assistito a milioni di persone costrette a partire per cause differenti: terremoti in Siria, Turchia e in Afghanistan, conflitto in Sudan, crisi nella Repubblica Democratica del Congo, inondazioni in Libia e nel Corno d’Africa, crisi economiche o sociali e le difficoltà nel procurarsi cibo e acqua.

Nel frattempo a livello globale, siamo sempre meno capaci di gestire processi di pace.

Siamo consapevoli che aprire i nostri cuori alla sofferenza altrui non basta”, si legge nel Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale per la Pace del 2018. “Praticando la virtù della prudenza, i governanti sapranno accogliere, promuovere, proteggere e integrare (…). Essi hanno una precisa responsabilità verso le proprie comunità, delle quali devono assicurare i giusti diritti e lo sviluppo armonico”.

Migrazioni fanno rima con sviluppo, con giustizia, con disarmo, con tutela e salvaguardia del creato e della casa comune, con rispetto dei diritti fondamentali, con rispetto delle convenzioni internazionali, con ridistribuzione di risorse, con libertà, con educazione. Questa si chiama Pace per tutti. A noi il compito di diventare tutti artigiani di pace!