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Myanmar, abbracciare l’alba della pace

Un dossier, realizzato dal Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli, descrive l’impegno della Chiesa italiana per portare aiuti e speranza in uno tra i paesi più tormentati dell’Asia sud-orientale. L’importanza dei contributi dall’8xmille.

Myanmar, abbracciare l'alba della pace: il dossier

Myanmar, abbracciare l’alba della pace” è l’emblematico titolo del dossier che descrive l’impegno della Chiesa italiana per portare aiuti e luci di speranza in uno tra i paesi più tormentati dell’Asia sud-orientale.

Myanmar: le azioni della Chiesa italiana per promuovere la riconciliazione

Restare accanto a quanti soffrono. Sostenere le comunità locali. Incoraggiare i giovani con iniziative nel campo educativo e professionale. Promuovere un processo di riconciliazione. Sono queste le principali sfide che la Chiesa si trova ad affrontare nella ex Birmania, nazione alle prese con una crisi politica prolungata, con scontri e violenze tra le truppe del governo militare e gruppi etnici armati e con milioni di sfollati e ingenti danni provocati dalle calamità naturali. A questo si aggiunge la drammatica situazione dei Rohingya, i musulmani del Rakhine, rifugiati nei campi profughi in Bangladesh da dove molti cercano di fuggire, spesso perdendo la vita.

Come già quello su Haiti, il dossier “Myanmar, abbracciare l’alba della pace” è stato realizzato dal Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli, in collaborazione con l’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali. I suoi sei capitoli riportano dati e testimonianze, che ben mettono a fuoco i vari filoni di attività.

Religiose, sacerdoti, volontari, vescovi portano fiducia e solidarietà

Sul campo operano religiose, sacerdoti e volontari che, con i vescovi, cercano ogni giorno di ravvivare la fiducia e lo spirito di solidarietà tra la popolazione cattolica e non. In Myanmar “viviamo una Via Crucis permanente, una realtà dolorosa e ferita”, denuncia il card. Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon, presidente della Conferenza Episcopale del Myanmar e della Federazione della Conferenza Episcopale Asiatica, in un’intervista pubblicata sul Dossier. 

Per il Myanmar 23 milioni di euro della Chiesa in Italia


Dal 1991 a oggi, la Chiesa in Italia ha sostenuto interventi in Myanmar per circa 23 milioni di euro, inclusi i 4,5 milioni di euro provenienti direttamente da Caritas Italiana. Nello specifico, sono stati 238 i progetti approvati dalla CEI attraverso il Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli. Grazie ai fondi 8xmille che i cittadini destinano annualmente alla Chiesa cattolica, “abbiamo impiegato 18,5 milioni di euro – si legge nel Dossier – in diversi progetti”. In particolare, sono questi gli ambiti di intervento:

  • l’accoglienza,
  • l’istruzione e l’accompagnamento principalmente di bambini e ragazzi,
  • lo sviluppo integrato economico e sociale a favore delle comunità rurali,
  • la promozione della microimprenditorialità,
  • l’agricoltura e la riforestazione.

Risulta significativo anche l’impegno nei percorsi di uscita dalla tossicodipendenza e nel sostegno e inclusione comunitaria dei disabili.  Una risposta rapida ed efficace viene poi assicurata nelle situazioni di emergenza, come l’assistenza umanitaria ai più vulnerabili, gli aiuti d’urgenza per calamità naturali e la riduzione del rischio da fenomeni alluvionali.

Nel dossier “Myanmar, abbracciare l’alba della pace” la gioia del Vangelo


“…i germi di speranza, fatti crescere e coltivati da uomini e donne consacrati e laici, sono lo spettacolo della gioia del Vangelo che vince le brutture della violenza, dell’odio e dell’inimicizia”, sottolinea mons. Andrea Ferrante, incaricato d’Affari presso la Nunziatura Apostolica in Myanmar. In un intervento a corredo del Dossier, il sacerdote ringrazia la Conferenza Episcopale Italiana e tutti gli italiani che destinano l’8xmille alla Chiesa cattolica. “Questi contributi – afferma – sono un segno di speranza sia per l’aspetto materiale, ma soprattutto perché manifestano lo spirito solidarietà, di fraternità e di comunione tra popoli e tra comunità ecclesiali”.